Questo articolo viene redatto sulla base del servizio giornalistico andato in onda sull'emittente Sestarete TV il 27 febbraio 2026. La fonte, in base alle ricerche effettuate, è ritenuta certa e attendibile. Di seguito il link:
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Il Liceo Scientifico Statale Galileo Galilei di Catania, fondato nel 1972, è senza dubbio una delle scuole più prestigiose della mia città, che può vantare tra i suoi ex allievi perfino l'astronauta catanese Luca Parmitano. "Formiamo menti curiose, costruiamo futuri brillanti" d'altronde recita il motto riportato nel sito web ufficiale.
Eppure, proprio questo istituto scolastico, per antonomasia quindi luogo di cultura e formazione, pare annoverare tra le fila dei suoi docenti una insegnante di Storia che paradossalmente si affanna per nascondere la Storia (volutamente scritta con la S maiuscola), proprio alle menti più curiose tra i suoi stessi studenti. Quando si dice eterogenesi dei fini...
L'imbarazzante episodio è accaduto il 27 febbraio del 2026, quando a due classi di studenti e' stato impedito "con tono abbastanza aggressivo", di partecipare ad un dibattito in aula magna, intitolato "Foibe ed esodo, la Consulta ricorda", incentrato appunto sulla commemorazione delle vittime delle Foibe ad opera dei comunisti Titini, e al conseguente esodo forzato di 350000 Italiani, secondo le stime ufficiali.
A raccontarlo, con il limpido coraggio tipico della sua giovane età, è lo studente Dario Cacia Stuto in una intervista rilasciata al canale SESTARETE TV. Il ragazzo, nel suo ruolo di Presidente della Commissione Cultura della Consulta Provinciale degli studenti ha organizzato l'incontro che si è svolto con la collaborazione del Senatore Roberto Menia e della Professoressa Viviana Dalmas, entrambi figli di esuli Istriano-Dalmati, per cui ampiamente titolati a partecipare a un dibattito sull'argomento e a fornire testimonianze di prima mano. Presente all'incontro anche il Senatore ed ex Sindaco di Catania Salvo Pogliese, lo stesso Preside dell'Istituto professore Rapisarda, e la Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Catania Lucrezia Redigolo.
Un incontro che nelle stesse dichiarazioni dello studente organizzatore aveva l'unico scopo di far conoscere la realtà del fenomeno Foibe in maniera oggettiva e con un approccio scevro da ideologie e strumentalizzazioni, presentando i fatti per come si sono verificati in quei tristi frangenti della storia Italiana, e con dei relatori capaci di offrire anche delle preziose esperienze del proprio vissuto familiare. Incontro quindi focalizzato sul ricordo delle vittime e sulla condivisione dell'evento come momento nella Storia, senza voler forzatamente andare a cercare facili giustificazioni all'eccidio dei nostri connazionali infoibati in cause o eventi precedenti secondo la logica tanto infantile quanto diffusa nel mondo degli adulti dell'occhio per occhio.
Proprio questo approccio contestualizzato ed onesto deve aver dato molto fastidio a docenti abituati a fare di una cattedra della scuola pubblica il loro personale pulpito predicatorio, ed evidentemente ideologizzati tanto da utilizzare maldestramente il loro ruolo per distorcere, negare o manipolare la realtà fattuale ad esclusivo nocumento degli studenti e della loro formazione di donne, uomini e cittadini consapevoli.
Come la forsennata cittadina di Milano durante la rivolta del pane ha indicato alla folla Renzo Tramaglino fermo al portone, accusandolo di essere il pericoloso untore, così chi scrive si immagina la professoressa che dà l'allarme per l'invasione dei fascisti nel "suo" Liceo. Fenomeno già visto N volte in tempi recenti, e non solo in Italia, ma che già grandi osservatori del secolo scorso come Leonardo Sciascia o Pierpaolo Pasolini hanno definito come il fascismo degli antifascisti, o, parafrasando, l'intolleranza dei tolleranti.
Nello stesso substrato di odio fratricida e di radicalizzazione estrema si pone anche quanto accaduto oltr'Alpe, nella città di Lione, proprio pochi giorni fa con il pestaggio e l'uccisione a calci in faccia del giovane ventitreenne Quentin Deranque durante una manifestazione cittadina. Qui di seguito, per chi volesse, un'analisi acuta ed approfondita del fatto specifico e un attento sguardo d'insieme sui nostri tempi ad opera del giornalista triestino Fausto Biloslavo in una intervista rilasciata al canale YouTube IGNIS TV.
https://www.youtube.com/live/Kk5ifQa_v9M?si=mIEihg7PVAJpAMiY
Non occorre specificare che anche nel caso francese il giovane Quentin è stato bollato come "neofascista" come a volerne giustificare la vile aggressione da parte di gruppi autonominatisi "antifa" e talmente antifascisti dal finire con l'assomigliare per paradosso a chi essi stessi vorrebbero combattere, o per dirla con Eraclito di Efeso, in perfetta linea con il principio dell'unità degli opposti.
Laddove purtroppo hanno luogo queste banali etichettature, questi stucchevoli pregiudizi, queste ipocrite scorciatoie del perbenismo pseudointellettuale, e si antepone, tornando alla conferenza del Liceo Galilei, la propria pur legittima militanza politica all'interesse verso la corretta formazione dei giovani affinché essi stessi possano sviluppare le loro analisi, come si può vedere anche in questo caso, affrontare una discussione anche sul semplice piano commemorativo diventa impossibile. E dalle informazioni raccolte da chi scrive, risulta che a nulla sono valsi i tentativi della Presidente Lucrezia Redigolo, insieme agli altri rappresentanti della Consulta Provinciale degli Studenti, di calmare i toni dopo l'intervallo, al fine di poter riprendere con compostezza la conferenza, consentire il rientro in aula dei ragazzi allontanati dalla docente, e mettere quindi da parte patetici isterismi.
Una analisi invece accorta ed equilibrata dovrebbe far menzione del fatto che in quelle fasi convulse della Storia lo scontro tra ideologie contrapposte che in quel contesto avevano forse un senso e un aggancio politico, finì col travalicare gli stessi schieramenti fino a creare divisione e odio perfino al loro interno. Dentro le profonde fessure tipiche dell' Altopiano del Carso furono infatti gettati vivi e legati fra loro italiani civili e perfino partigiani. Senza addentrarmi in resoconti storici, del resto facilmente riscontrabili, ricordo solo che dai comunisti Titini Sloveni e dai loro complici della Brigata Garibaldi furono uccisi a tradimento anche i partigiani sia laici che cattolici della Brigata Osoppo, colpevoli di voler difendere i confini italiani minacciati dal IX korpus di Tito, (Eccidio di Porzus) tra cui Guido Pasolini, fratello di Pierpaolo.
Eppure, con tutto ciò assodato, e con perfino una risoluzione emanata dal Parlamento UE il 19/09/2019 che ha equiparato e messo sullo stesso piano il nazifascismo e il comunismo come genesi e origine di regimi totalitari entrambi allo stesso modo forieri di sventure, un riverbero malsano di quell'odio divisivo tra Italiani giunge a zaffate intermittenti fino ai nostri giorni e fino alle nostre latitudini meridionali, proprio a causa di chi quell'odio rabbioso intende rilanciarlo a oltranza anche sulle nuove generazioni. Ma non è questo il ruolo di un insegnante.
Per chi volesse approfondire liberamente l'argomento relativo alle Foibe sono innumerevoli le fonti autorevoli, e qui di seguito riporto due recenti e ottimi approfondimenti del Professor Marco Cimmino, tratti entrambi dal canale YouTube L'Universale
https://www.youtube.com/live/1InqMDlBw_g?si=9b1_G34tWaWUPVXa
https://www.youtube.com/live/baidTSsB_YA?si=UQQv3vqy3bORjPZX
Gli esuli Istriano-Dalmati in Sicilia:
E' utile anche ricordare a chi ha scarsa memoria che a Termini Imerese, a Siracusa e a Catania trovarono accoglienza alcune centinaia di donne e uomini che negli anni appena successivi alla slavizzazione forzata delle terre Italiane del confine nord-orientale furono costrette all'esilio, specialmente dopo l'attentato terroristico sulla spiaggia di Vergarolla del 18 agosto 1946.
Proprio in provincia di Catania, precisamente a Pedara, si stabilirono infatti numerose famiglie di esuli partiti dalle loro case confiscate con, è bene ricordarlo, solo qualche valigia al seguito. Sulla facciata laterale della Basilica di Pedara dedicata a Santa Caterina d'Alessandria è presente una targa in marmo che commemora questo evento e certifica l'accoglienza della comunità catanese e del paese pedemontano di Pedara in modo particolare, nei confronti di questi nostri calpestati concittadini Italiani.
Chissa' se la nostra docente è a conoscenza che proprio a pochi chilometri da casa sua dei Siciliani degni di questo nome hanno scelto di essere giusti e umani verso altri Italiani sradicati a forza dalla loro terra. Di certo si fa torto non solo agli esuli, ma anche a chi accolse loro fraternamente, quando si vorrebbe negare ancora oggi, anacronisticamente, il diritto alla memoria.
Ma non c'è solo il tradimento dell'Italianità e della tradizionale ospitalità Siciliana nel comportamento oscurantista della docente. E ancora, non solo il tradimento del proprio ruolo educativo nei confronti dei propri studenti, e non solo il tradimento deontologico della propria disciplina di insegnamento.
Sullo sfondo, si nota anche qualcosa di paradossale e beffardo. Per una curiosa ironia della sorte tutto ciò infatti accade in una scuola il cui motto è: "Formiamo menti curiose", e che è intitolata proprio a quel Galileo Galilei che fu inquisito dall'arroganza del potere dell'epoca sua con la ben nota ammonizione ecclesiastica di Bellarmino, Cardinale inquisitore, affinché si proibisse la diffusione della teoria Copernicana dell'eliocentrismo. D'altronde la verità fa sempre paura, allora come oggi.
Ebbene questa docente, rimasta vigliaccamente nascosta nell'ombra, coperta perfino dai suoi dirigenti scolastici, la potremmo benissimo chiamare novella Bellarmina. Essa si pone sulla stessa errata scia di odio ingiustificato, e appare come una supponente inquisitrice del 2026 che mette al centro se stessa e le sue negazioni, e punta l'indice verso quello studente dalla mente curiosa che invece vorrebbe mostrare la corretta posizione degli eventi storici per dire che non l'ideologia deve stare al centro della ricerca, ma i fatti e, in questo caso, le vittime che infoibate negli antri della terra, ci indicano inequivocabilmente ancora oggi la centralità e la chiarezza del reale come a Galileo l'osservazione empirica dei moti astrali indicò la centralità del Sole.
La Storia, Magistra con sempre meno scolari al seguito perfino tra i suoi stessi presunti discepoli, già nel 1616 ci indicava con la stessa beffarda ironia come il Cardinale Bellarmino e Galileo alla fine erano entrambi credenti e Cristiani, così come la docente e il discente di questo assurdo episodio, alla fine, sono entrambi italiani.
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Questi i riferimenti e i contatti del Liceo Scientifico Statale Galileo Galilei per chi volesse indirizzare email di protesta o chiedere chiarimenti:
Il Liceo ha sede in via Vescovo Maurizio 73 / 76, 95126 Catania.
Preside: Professore Emanuele Rapisarda
Vicepreside: Professore Giuseppe Ferlito
Dirigente: Professoressa Maria Alessandra Vitanza.
Telefono 095 6136645
Email: ctps040009@istruzione.it
Pec: ctps040009@.pec.istruzione.it codice
80010300871.
Post Scriptum:
Il sottoscritto, in qualità di creatore e autore unico di questo Blog dedicato ai giovani e alla loro formazione, invita (come già fatto personalmente via telefono ma senza alcun risultato), il vicepreside prof. Giuseppe Ferlito o il preside dell'Istituto Galilei prof. Emanuele Rapisarda, a fornire la loro versione dei fatti e a chiarire questo increscioso incidente che rischia di gettare discredito sull'intero Liceo Galilei e sulle loro stesse persone, e che riguarda tutta la società civile catanese.
Piero Restivo









