Il 25 aprile visto dal 26 aprile appare, grazie a questa lieve retrospettiva, con una visuale più distaccata e nitida, e le 24 ore di tempo intercorso prima di scrivere questo articolo sono state impiegate per meglio leggere e osservare quanto è stato pubblicato, discusso, diffuso e condiviso su questa ricorrenza che, nel 2025, cade a ottant'anni dalla Liberazione dal nazionalsocialismo e dal fascismo e contestualmente dall'inizio dell'influenza Americana/NATO sulla politica della nostra Nazione.
Tante cose giustissime, commenti approfonditi, analisi di valore e nobili idee, qualche fotografia suggestiva, l'esortazione a essere uomini e il monito a mai distrarsi; il tutto finalizzato alla preservazione della memoria e alla commemorazione. Memoria che va sempre tenuta viva, difesa e riproposta a beneficio dei più giovani affinché quello che è accaduto non accada mai più e si passi la consegna alle nuove generazioni di cosa voglia dire essere un antifascista, ovvero testimoniare e lottare per la democrazia e la Libertà, e parimenti proteggere e difendere questo prezioso lascito conquistato col sangue dei nostri Nonni. Tutto molto bello.
Solo una domanda rimane inevasa dopo tanta retorica tratta dal vangelo secondo l'antifascista:
Dove eravate?
La mia generazione di inizio anni '70 è stata tirata sù con pochi capisaldi, e uno di questi è stato incentrato sulla simbologia di valori che ruota attorno al 25 Aprile e all'esperienza della Resistenza che, contestualizzata come momento nella storia, in Italia era iniziata di fatto l'otto settembre 1943 e culmina appunto con la Liberazione. Quindi una giornata di festa Nazionale, i cortei, le manifestazioni con le bandiere, Bella Ciao, i libri di Fenoglio, i Partigiani e la poesia di Ungaretti dedicata a quanti di loro furono caduti.
Sicuramente una enfasi e una declamazione convincente e coinvolgente, seppur parziale e lacunosa in termini di ricostruzione storica, per un giovane studente di liceo classico durante gli anni '80 attraversati da chi scrive alla ricerca continua di punti di riferimento valoriali.
E tra questi valori, indubbiamente, c'è la Resistenza; il solo termine, agli occhi di un ragazzo, ha in sé qualcosa di romantico, è evocativo di scelta libera e radicale, di ribellione a qualcosa o qualcuno che cerca di sopraffare. Ma e' anche un termine, per forza di cose, fortemente correlato a una parte politica e utilizzato da essa, comprensibilmente, come una proprietà esclusiva.
Senza qui addentrarci nel significato e nella portata della Resistenza in termini di esperienza storica Italiana, proviamo invece a chiederci: cosa intendiamo precisamente per Resistenza oggi? E Resistenza verso cosa? E cosa è fascismo e cosa è antifascismo?
Se partiamo dalla definizione di fascismo che dà Pasolini nella sua intervista rilasciata a Massimo Fini per L'Europeo del 26 dicembre 1974, fascismo è quella "prepotenza del potere" che vuole privare con la forza l'uomo e il cittadino di suoi diritti naturali, inviolabili e fondamentali, e agisce con i mezzi subdoli del ricatto, della minaccia e infine della coercizione e della violenza.
L'antifascismo di conseguenza, per essere tale, deve essere una opposizione che resiste a tutto ciò, ma se agisce secondo la stessa logica e con gli stessi metodi e modi finisce per confondersi nel suo opposto.
E allora, dove eravate voi antifascisti custodi unici della democrazia e difensori dei diritti civili quando tra il 2020 e il 2022 in Italia ad opera dei governi allora in essere sono state interrotte le libertà fondamentali?
Dove eravate quando una mattina ci siam svegliati e abbiam trovato un signor Conte quisque de populo con delirio di onnipotenza che con atti amministrativi senza forza di legge presumeva di vietare gli spostamenti da un comune all'altro e financo da una casa all'altra, le passeggiate solitarie all'aria aperta, promulgava chiusure indiscriminate (tranne per i tabaccai) e distribuiva obblighi vari come le inutili maschere?
Mestamente ho visto attorno a me i cantori di Bella Ciao che ogni 25 Aprile festeggiano, dimenticarsi di tutto il loro spirito rivoluzionario e libertario obbedire prontissimi a qualsiasi illogica imposizione, asservendosi.
E dove eravate quando una mattina ci siam svegliati e abbiam trovato Mattarella dichiarare "non si invochi la libertà"...? O quando abbiam trovato Landini il sindacalista operaio a braccetto con Draghi per sostenere la privazione del lavoro per milioni di persone che invece avevano scelto di resistere al ricatto del patentino verde come condicio sine qua non per andare a guadagnarsi il pane?
E ancora dove eravate quando nell'ottobre 2021 il capo di gabinetto della Questura di Trieste Leonardo Boido, offendendo di fatto quella fascia tricolore al petto, prima minacciava e poi con ampi ed ambigui gesti dava ordine di caricare con idranti e manganelli i portuali che avvalendosi del diritto di sciopero e del diritto di assemblea, (articoli 40 e 17 Costituzione Italiana), stavano pacificamente manifestando contro i soprusi del governo Draghi?
Con sconcerto e pena ho visto attorno a me i supposti democratici applaudire, e i supposti cultori della Resistenza e dei suoi valori di giustizia sociale farsi caricatura di se stessi, confondersi e nascondersi quando dalla teoria erano stati loro malgrado chiamati all'attuazione pratica e alla coerenza.
Un nascondiglio assai precario in verità, spesso sintetizzato nella pantomima solidaristica del presunto "bene comune" come principio ispiratore, o nella professione di fede più in voga in quel momento: "io credo nella scienza", per attribuire una veste di oggettività alla narrativa voluta dalla classe dominante e di conseguenza per tacciare sul nascere il dissenso come qualcosa di eretico.
Un appiglio purtroppo per loro molto fragile, sintomo di un approccio dogmatico e ottuso che è l'antitesi stessa della scienza per sua natura sempre aperta alla discussione e al confronto. Non aver compreso questo ha significato essersi adagiati in una fede superstiziosa che è stata scelta di comodo.
E dove sono adesso gli accaniti difensori arcobalenici delle minoranze o della tutela dei più fragili di fronte a coloro che, o perché ingenui o perché costretti, da Camilla Canepa in poi, sono rimasti vittime o danneggiati dalla inoculazione forzata e si sono poi trovati a muoversi dentro un labirinto di Cnosso costruito artatamente per evitare che si giungesse a qualsiasi forma di imputabilità per i suoi scaltri architetti? Meccanismo questo studiato dal potere e a vantaggio del potere in modo che tutti, dallo Stato e dai capi del governo, ai ministri, alle case farmaceutiche e ai medici vaccinatori / collaboratori risultino in un modo o nell'altro esenti da responsabilità, la quale alla fine va a ricadere beffardamente su chi è stato spinto nel labirinto.
Davanti a questo, i farisei del "bene comune" e della solidarietà oggi non dicono nulla, preferendo l'oblio in attesa che il tempo faccia il suo corso anziché una schietta presa di coscienza e una rielaborazione che possa portare all'attribuzione di giuste responsabilità quantomeno sul piano storico.
E quindi è successo che quando una mattina si e' svegliata questa mia generazione allevata a pane e democrazia, e inaspettatamente, improvvisamente, per la prima volta si è trovata essa di fronte agli abusi macroscopici del potere, dinanzi alla violazione di "libertà fondamentali e di diritti garantiti dalla Costituzione" (cito Giuseppe Dossetti) e ha visto arrivare nelle proprie vite l'ingerenza aggressiva e intimidatoria dello Stato, non ha affatto opposto resistenza ma si è asservita nella peggior maniera, ovvero spacciando la propria scelta pavida e comoda per "senso civico e senso di responsabilità".
Eppure questa chiave interpretativa che vale senza dubbio per i più non mi pare sufficiente invece a spiegare queste reazioni incongruenti nel caso di amici di lungo corso che stimo per intelligenza e qualità morali.
Per chi ha scelto la linea dell'obbedienza in buona fede dev'esserci evidentemente un equivoco di fondo.
L'antifascista militante del 2025 in altre parole dirige la sua attenzione su ciò che Pasolini chiamava già nel 1974 "fascismo archeologico", quindi mira a un obiettivo di fatto inesistente in termini storici, anziché mirare al potere reale.
E' la fiera postura di una sentinella della democrazia che però va a fare la guardia rivolta a un passato ideologico che per forme e metodi è inattuale e inattuabile e non vuole o non sa voltarsi e porsi contro il reale fascismo odierno che, sotto mentite spoglie democratiche, progressiste e liberali, ha nomi e cognomi ben precisi, è il vero fascismo e agisce sostanzialmente indisturbato.
Ne risulta un antifascismo puramente sterile e di maniera che di fatto sostiene e garantisce il fascismo del potere reale e nei casi di più estrema rigidità, per un paradossale scambio di ruoli, "l'anti" finisce per mutarsi nel metodo e nel fine in colui che vorrebbe combattere, tanto da risultarne, negli effetti, indistinguibile.
Eppure per chi ha perso il proprio senso di orientamento sarebbe molto facile ritrovarlo, a condizione di spogliarsi dalle ideologie preconfezionate e volgere lo sguardo aperto nella direzione segnata sulla nostra Carta Costituzionale, meravigliosa figlia della Resistenza partorita nel dolore di quella guerra e inequivocabile nel tracciare la strada:
"TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITÀ SOCIALE E SONO EGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, SENZA DISTINZIONE DI SESSO, DI RAZZA, DI LINGUA, DI RELIGIONE, DI OPINIONI POLITICHE E DI CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI".
"E' COMPITO DELLA REPUBBLICA RIMUOVERE GLI OSTACOLI DI ORDINE ECONOMICO E SOCIALE CHE LIMITANDO DI FATTO LA LIBERTÀ E L'EGUAGLIANZA DEI CITTADINI IMPEDISCONO IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA E L'EFFETTIVA PARTECIPAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI ALL'ORGANIZZAZIONE POLITICA ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE", (Art.3 Costituzione Italiana).
Il 25 Aprile celebrato da queste sentinelle, nascoste o male orientate che siano, diventa solo stucchevole e insignificante retorica, un antifascismo comodo e incoerente di chi appena ieri ha approvato la sospensione dei diritti per i lavoratori e per i cittadini, ha invocato TSO per i renitenti alla "leva vaccinale" ed oggi, sventolando la bandiera della UE, scende in piazza con ardore bellico per il riarmo e per una guerra a oltranza combattuta da altri.
L'esempio del partigiano antifascista tanto mitizzato invece insegna tutt'altro. Insegna che ci sono valori non negoziabili, che ci sono ideali primari a difesa dei quali porre l'argine del non transeat. Davanti alla scelta tra il preservare la propria salute e difendere la Libertà il Partigiano ha scelto la seconda opzione perché la Libertà prima che essere un diritto è dovere.
Il Partigiano-simbolo descritto nei romanzi di Beppe Fenoglio va quindi portato oltre il contesto specifico di quel momento della storia Italiana. Egli si fa interprete di valori universali e spiega chiaramente proprio col suo sangue che la Resistenza è il sacrificio dell'opposizione al potere; è quella scelta libera dell'uomo che parteggia e prende parte decidendo di resistere alla sopraffazione da qualsiasi luogo provenga.
E allora l'atto del resistere diventa un valore assoluto dell'uomo svincolato da qualsiasi proprieta' ideologica e da qualsiasi appartenenza politica. E se è vero che il partigiano, in quella fase della storia che va sotto il nome di Resistenza Italiana, ci ha consegnato il dono della Libertà da custodire e tramandare, è anche vero che la Libertà viene prima anche della propria vita, proprio perché si puo', si deve tramandare. Chi ha scelto invece di sfuggire a sacrifici ben più lievi rispetto al sacrificio della vita del Partigiano, chi ha optato per facili scelte di obbedienza condiscendente anziché opporsi e adesso vuol fregiarsi dopo tutto ciò del titolo di sentinella della democrazia non è credibile.
La Resistenza di fatto e per logica non appartiene più a queste persone, qualunque sia stato il motore dietro la loro acquiescenza, semplicemente perché non la hanno dimostrata nella loro esperienza concreta.
La poesia di Ungaretti in memoria dei caduti della Resistenza in pochi versi condensa tutto questo e nello stesso tempo ammonisce chiunque voglia essere vera sentinella della Libertà.
"Qui
Vivono per sempre
Gli occhi che furono chiusi alla luce
Perché tutti
Li avessero aperti
Per sempre
Alla luce".
Piero Restivo
In foto Giuseppe Dossetti, Padre Costituente.




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