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martedì 15 aprile 2025

Nina, Patria e Famiglia



E quindi ci siamo.

La propaganda bellicista avanza ed è distintamente diretta verso i ragazzi, sui quali è sempre facile fare leva nascondendo vili secondi fini dietro presunti ideali da difendere.

Giorni fa avevo scritto a riguardo della Barbie Oksana, in divisa militare affinché l'indottrinamento possa iniziare sin dall'infanzia e si suggerisca alle bambine una raccapricciante vocazione militaresca, ben impersonata del resto da Von der Leyen e Kaja Kallas.

Una di quelle bambine a cui dev'essere stata regalata la Barbie Oksana idealmente è già cresciuta, ed eccola qui. Si chiama Nina, una riservista della Bundeswher (le forze armate tedesche), che saltella e magicamente si spoglia dei suoi abiti civili, si trasforma in soldatessa e decanta sacri valori come Patria e Famiglia che fino all'altroieri erano, nella narrativa dominante, concetti banditi, non "inclusivi" e da retrogradi reazionari.

Oggi non più, la Patria torna quindi ad essere un valore recuperato dal dimenticatoio e per cui andare a combattere, ma laddove per Patria si intenda l'Unione Europea ovviamente. E già questa è una contraddizione in termini, se intendiamo per Patria (dal latino Pater) la terra dei Padri, ovvero quel luogo natale ben identificato, ben circoscritto, dove siamo legati per cultura, storia e memoria e dove troviamo le nostre radici e la nostra identità comune.

Tanto è vero che la ragazza parla prima della sua Patria, la Germania, e poi, come per proprietà transitiva, arriva a includere l'UE. Sovrappone quindi due realtà geografiche, sociali e politiche ben distinte; infine prova a dare vaghe definizioni a riguardo della differenza tra nazionalismo e patriottismo.

Non so se mio zio Angelino Barcellona, tenente del 7' Regg. Fanteria, Brigata Cuneo, prima di partire diciannovenne da Agira (Enna), per il fiume Piave dove morì nel dicembre 1917  per colpo di fucile, abbia letto sui giornali dei Suoi tempi simili inviti sorridenti e convincenti per andare in guerra, ma ne dubito.

Forse, se mi è concesso fare un paragone tra una vera e tragica guerra per la Patria e una commedia come questa,  la propaganda dell'epoca era più diretta, più brutale magari ma meno subdola e meno sinuosa.

Fatto sta che la WAZ, (WESTDEUTSCHE ALLGEMEINE ZEITUNG), una testata giornalistica regionale della Ruhr, ha pubblicato giorno 9 aprile questo video sulla sua pagina Facebook. 

La ragazza, dolce, carina, già pronta con l'elmetto, ostenta convinzione sulla necessità di riarmarsi, di addestrarsi e prepararsi militarmente. Parla anche di difesa dei "valori europei". Quali siano questi valori purtroppo non lo dice, tranne un inconsistente riferimento alla libertà europea. 

La regia che sta dietro le quinte le ha dato da interpretare un banale copione quindi, con teorie confuse che purtroppo non hanno nessun aggancio con la realtà degli ultimi trent'anni nel nostro continente, basti anche solo osservare gli ultimi accadimenti in Romania, Francia e Moldavia dove i rispettivi candidati alle elezioni presidenziali vengono in un modo o nell'altro fermati ed estromessi dalla competizione elettorale perché critici verso l'Unione Europea e verso l'Alleanza Atlantica.

Questa breve testimonianza della soldatessa Nina è un compendio insomma, esattamente in linea con ciò che da circa tre mesi e ogni giorno ci sentiamo ripetere con toni tra il tragico e il farsesco come del resto è ormai tradizione consolidata in quel teatro dell'assurdo che ha il suo principale palcoscenico a Bruxelles.

Ma non si tratta di una pochade purtroppo; il video infatti fa parte delle iniziative prese dalla Bundeswher per una imponente campagna di reclutamento e arruolamento di centomila nuovi soldati riservisti in Germania entro il 2030; risoluzioni adottate per far fronte, secondo le parole del generale Carsten Breuer, alla mutata situazione geopolitica internazionale e alla "minaccia Russa".

All'orizzonte, secondo le dichiarazioni del Ministro della Difesa Boris Pistorius, una reintroduzione della leva obbligatoria (sospesa in Germania dal 2011) nel caso in cui il numero dei volontari risulti insufficiente a coprire il nuovo fabbisogno delle forze armate.

Piero Restivo

Nel seguente link è possibile guardare il video di Nina con i sottotitoli in italiano.

https://www.ilgiornaleditalia.it/video/esteri/698718/germania-nina-la-riservista-e-il-video-propaganda-a-favore-della-guerra-pronta-a-combattere-e-a-morire-per-la-patria.html


domenica 30 marzo 2025

Massimo Cacciari: “Hanno deciso che siamo in guerra“



Come può esserci un parallelismo tra una crisi sanitaria e un conflitto bellico?

Sono in relazione questi due eventi apparentemente diversi e scollegati?

Unendo i puntini si riesce a vedere invece chiaramente un unico schema d'insieme, e con l'aiuto di acuti osservatori come Giulietto Chiesa, Giorgio Agamben, Ilaria Bifarini o come il filosofo critico Fabio Vighi, il costituzionalista Ugo Mattei, o lo stesso Cacciari la riflessione si avvantaggia di nuovi spunti e il ragionamento arriva a manifestarsi con chiarezza trovando corrispondenza con i fatti.

Questi, e altri intellettuali già prima del  2020 ci avevano avvisato di come si stesse delineando una nuova fase storica, postdemocratica, che possiamo riassumere nell'espressione "totalitarismo delle emergenze", o con la parola "fobocrazia", il governare basato sulla paura.

Abbiamo quindi di fronte ciò che Pasolini aveva profeticamente previsto oltre mezzo secolo fa, cioè "un potere tecnocratico/tecnofinanziario" gestito da elite finanziarie e neoliberiste transnazionali e sostanzialmente apolidi, le quali intendono esercitare tale potere in maniera autoreferenziale.

Infatti se osserviamo entrambi i due eventi spartiacque degli ultimi anni. pandemia e guerra, vediamo che sono stati affrontati dall'informazione generalista con tematiche militaresche, con toni apodittici e faziosi, con letture e inerpretazioni unidirezionali; chi dissente è un pericolo pubblico, un traditore, un reprobo, un disinformatore, un disertore, un complottista ecc.

L'emergenza quindi serve, secondo la narrativa dominante che opera con incessante insistenza, a compattare la popolazione, ad ammaestrarla, a convincerla ad affrontare sacrifici o a rinunziare a quote di libertà costituzionalmente garantite, a obbedire in sintesi secondo la logica degli estremi rimedi al male estremo, ubi maior minor cessat.

La forma giuridica dello stato di emergenza, o più semplicemente il solo convincimento dell'esistenza di una emergenza, offre infatti a chi governa una possibilità che altrimenti non avrebbe, cioè il potere di prendere misure eccezionali tramite l'acquisizione di poteri straordinari e tutto ciò con l'ampia giustificazione della maggioranza. Inutile qui ricordare l'operato non conforme alla Costituzione del governo Conte o del governo Draghi.

Oggi, marzo 2025, questo metodo e questi toni sembrano essere ripresi in grande stile dai vertici UE di Bruxelles e dai vari corifei al seguito. Evidentemente ci stanno preparando a qualcosa.

E' sicuramente vero, come spiega Fabio Vighi, che dietro il sipario di apparenti scelte folli e autodistruttive da parte dei governi ci sono dei meccanismi economici, bolle speculative, economia del mondo occidentale in perenne rischio default, spostamenti di enormi capitali ecc. Il filosofo mette per esempio  sullo stesso piano il lockdown e le sanzioni alla Russia, con conseguente perdita di fonti energetiche primarie, come un metodo per bloccare e demolire l'economia reale; sono misure finanziarie quindi.

Ma oltre a ciò e di pari passo  ci sono anche degli obiettivi puramente sociali. Il green pass era una misura di controllo sociale, non uno strumento sanitario.

In futuro potrebbero esserci razionamenti, o limitazioni sul consumo elettrico o idrico, passaporto a punti, limitazioni di libertà per chi non è allineato  o chissà cos'altro.

"Hanno deciso che siamo in guerra" dice Cacciari in questo breve estratto in allegato. 

Le emergenze sono necessarie per governare quindi, per irreggimentare la popolazione, infine per assoggettarla sotto un più stretto controllo più raffinato e più subdolo rispetto alle dittature novecentesche che abbiamo studiato (poco e male) a scuola.

Stavolta il controllo sembra indirizzarsi direttamente sulle menti, sulla condizione e sul ruolo sociale dell'individuo, sulla manipolazione delle masse con toni paternalistici; Mattarella ne è un triste esempio.

Ne segue l'estromissione dalla società (si ricorderanno le parole di Draghi sui non vaccinati), la privazione del lavoro ecc, secondo un paradigma che abbiamo già visto. O ancora il blocco dei conti bancari ad opera del governo canadese di Troudeau sui camionisti che manifestarono bloccando le autostrade nel 2021 e così via.

Concludo questa mia riflessione scrivendo che le parole di Cacciari e degli altri intellettuali che ho sopra citato, in me sono risuonate come un invito al ragionamento, a saper connettere gli eventi che spiegano la complessita' del reale.

La risultante di questa operazione a volte faticosa è che la risposta non sarà l'ammaestramento servile come l'oligarchia neoliberista ha stabilito bensì il risveglio come nella caverna di Platone, per chi lo vorrà.

Se è vero come è vero che il primo pensiero dell'uomo che si risveglia nella caverna è quello di provare a risvegliare i suoi amici significa che l'esigenza primaria dell'uomo che si sente libero è di condividere la libertà coi suoi simili. 

Chi ha passato il guado di una più approfondita analisi degli eventi nascosti che formano la complessità del reale sente urgente l'esigenza di condivisione, perché il risveglio di sè si vuole diventi anche risveglio della propria comunità.

Alekos Panagulis, eroe della Resistenza Greca protagonista del libro "Un uomo" di Oriana Fallaci, (che sto rileggendo in questi giorni) possa sempre essere esempio della dignità e del coraggio di chiunque voglia essere libero e vero. 

Piero Restivo





Milano: il 29 Aprile 1945 e la macelleria messicana tra simbolismo e presagio.

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