sabato 26 aprile 2025

IL 25 APRILE VISTO DAL GIORNO DOPO, TRA DISSONANZE COGNITIVE E ANTIFASCISMO COMODO




Il 25 aprile visto dal 26 aprile appare, grazie a questa lieve retrospettiva, con una visuale più distaccata e nitida, e le 24 ore di tempo intercorso prima di scrivere questo articolo sono state impiegate per meglio leggere e osservare quanto è stato pubblicato, discusso, diffuso e condiviso su questa ricorrenza che, nel 2025, cade a ottant'anni dalla Liberazione dal nazionalsocialismo e dal fascismo e contestualmente dall'inizio dell'influenza Americana/NATO sulla politica della nostra Nazione.

Tante cose giustissime, commenti approfonditi, analisi di valore e nobili idee, qualche fotografia suggestiva, l'esortazione a essere uomini e il monito a mai distrarsi; il tutto finalizzato alla preservazione della memoria e alla commemorazione. Memoria che va sempre tenuta viva, difesa e riproposta a beneficio dei più giovani affinché quello che è accaduto non accada mai più e si passi la consegna alle nuove generazioni di cosa voglia dire essere un antifascista, ovvero testimoniare e lottare per la democrazia e la Libertà, e parimenti proteggere e difendere questo prezioso lascito conquistato col sangue dei nostri Nonni. Tutto molto bello.

Solo una domanda rimane inevasa dopo tanta retorica tratta dal vangelo secondo l'antifascista:

Dove eravate?

La mia generazione di inizio anni '70 è stata tirata sù con pochi capisaldi, e uno di questi è stato incentrato sulla simbologia di valori che ruota attorno al 25 Aprile e all'esperienza della Resistenza che, contestualizzata come momento nella  storia, in Italia era iniziata di fatto  l'otto settembre 1943 e culmina appunto con la Liberazione. Quindi una giornata di festa Nazionale, i cortei, le manifestazioni con le bandiere, Bella Ciao, i libri di Fenoglio, i Partigiani e la poesia di Ungaretti dedicata a quanti di loro furono caduti.

Sicuramente una enfasi e una declamazione convincente e coinvolgente, seppur parziale e lacunosa in termini di ricostruzione storica, per un giovane studente di liceo classico durante gli anni '80 attraversati da chi scrive alla ricerca continua di punti di riferimento valoriali.

E tra questi valori, indubbiamente, c'è  la Resistenza; il solo termine, agli occhi di un ragazzo, ha in sé qualcosa di romantico, è evocativo di scelta libera e radicale, di ribellione a qualcosa o qualcuno che cerca di sopraffare. Ma e' anche un termine, per forza di cose, fortemente correlato a una parte politica e utilizzato da essa, comprensibilmente, come una proprietà esclusiva.

Senza qui addentrarci nel significato e nella portata della Resistenza in termini di esperienza storica Italiana, proviamo invece a chiederci:  cosa intendiamo precisamente per Resistenza oggi? E Resistenza verso cosa? E cosa è fascismo e cosa è antifascismo?

Se partiamo dalla definizione di fascismo che dà Pasolini nella sua intervista rilasciata a Massimo Fini per L'Europeo del 26 dicembre 1974, fascismo è quella "prepotenza del potere" che vuole privare con la forza l'uomo e il cittadino di suoi diritti naturali, inviolabili e fondamentali, e agisce con i mezzi subdoli del ricatto, della minaccia e infine della coercizione e della violenza.

L'antifascismo di conseguenza, per essere tale, deve essere una opposizione che resiste a tutto ciò, ma se agisce secondo la stessa logica e con gli stessi metodi e modi finisce per confondersi nel suo opposto.

E allora, dove eravate voi antifascisti custodi unici della democrazia e difensori dei diritti civili quando tra il 2020 e il 2022 in Italia ad opera dei governi allora in essere sono state interrotte le libertà fondamentali?

Dove eravate quando una mattina ci siam svegliati e abbiam trovato un signor Conte quisque de populo con delirio di onnipotenza che con atti amministrativi senza forza di legge presumeva di vietare gli spostamenti da un comune all'altro e financo da una casa all'altra, le passeggiate solitarie all'aria aperta, promulgava chiusure indiscriminate (tranne per i tabaccai) e distribuiva obblighi vari come le inutili maschere?

Mestamente ho visto attorno a me i cantori di Bella Ciao che ogni 25 Aprile festeggiano, dimenticarsi di tutto il loro spirito rivoluzionario e libertario obbedire prontissimi a qualsiasi illogica imposizione, asservendosi.

E dove eravate quando una mattina ci siam svegliati e abbiam trovato Mattarella dichiarare "non si invochi la libertà"...? O quando abbiam trovato Landini il sindacalista operaio a braccetto con Draghi per sostenere la privazione del lavoro per milioni di persone che invece avevano scelto di resistere al ricatto del patentino verde come condicio sine qua non per andare a guadagnarsi il pane?

E ancora dove eravate quando nell'ottobre 2021 il capo di gabinetto della Questura di Trieste Leonardo Boido, offendendo di fatto quella fascia tricolore al petto, prima minacciava e poi con ampi ed ambigui gesti dava ordine di caricare con idranti e manganelli i portuali che avvalendosi del diritto di sciopero e del diritto di assemblea, (articoli 40 e 17 Costituzione Italiana), stavano pacificamente manifestando contro i soprusi del governo Draghi?



Con sconcerto e pena ho visto attorno a me i supposti democratici applaudire, e i supposti cultori della Resistenza e dei suoi valori di giustizia sociale farsi caricatura di se stessi, confondersi e nascondersi quando dalla teoria erano stati loro malgrado chiamati all'attuazione pratica e alla coerenza.

Un nascondiglio assai precario in verità, spesso sintetizzato nella pantomima solidaristica del presunto "bene comune" come principio ispiratore, o nella professione di fede più in voga in quel momento: "io credo nella scienza", per attribuire una veste di oggettività alla narrativa voluta dalla classe dominante e di conseguenza per tacciare sul nascere il dissenso come qualcosa di eretico.

Un appiglio purtroppo per loro molto fragile, sintomo di un approccio dogmatico e ottuso che è l'antitesi stessa della scienza per sua natura sempre aperta alla discussione e al confronto. Non aver compreso questo ha significato essersi adagiati in una fede superstiziosa che è stata scelta di comodo. 

E dove sono adesso gli accaniti difensori arcobalenici delle minoranze o della tutela dei più fragili di fronte a coloro che, o perché ingenui o perché costretti, da Camilla Canepa in poi, sono rimasti vittime o danneggiati dalla inoculazione forzata e si sono poi trovati a muoversi dentro un labirinto di Cnosso costruito artatamente per evitare che si giungesse a qualsiasi forma di imputabilità per i suoi scaltri architetti? Meccanismo questo studiato dal potere e a vantaggio del potere in modo che tutti, dallo Stato e dai capi del governo, ai ministri, alle case farmaceutiche e ai medici vaccinatori / collaboratori risultino in un modo o nell'altro esenti da responsabilità, la quale alla fine va a ricadere beffardamente su chi è stato spinto nel labirinto.

Davanti a questo, i farisei del "bene comune" e della solidarietà oggi non dicono nulla, preferendo l'oblio in attesa che il tempo faccia il suo corso anziché una schietta presa di coscienza e una rielaborazione che possa portare all'attribuzione di giuste responsabilità quantomeno sul piano storico.

E quindi è successo che quando una mattina si e' svegliata questa mia generazione allevata a pane e democrazia, e inaspettatamente, improvvisamente, per la prima volta si è trovata essa di fronte agli abusi macroscopici del potere, dinanzi alla violazione di "libertà fondamentali e di diritti garantiti dalla Costituzione" (cito Giuseppe Dossetti) e ha visto arrivare nelle proprie vite l'ingerenza aggressiva e intimidatoria dello Stato, non ha affatto opposto resistenza ma si è asservita nella peggior maniera, ovvero spacciando la propria scelta pavida e comoda per "senso civico e senso di responsabilità".

Eppure questa chiave interpretativa che vale senza dubbio per i più non mi pare sufficiente invece a spiegare queste reazioni incongruenti nel caso di amici di lungo corso che stimo per intelligenza e qualità morali.

Per chi ha scelto la linea dell'obbedienza in buona fede dev'esserci evidentemente un equivoco di fondo.

L'antifascista militante del 2025 in altre parole dirige la sua attenzione su ciò che Pasolini chiamava già nel 1974 "fascismo archeologico", quindi mira a un obiettivo di fatto inesistente in termini storici, anziché mirare al potere reale.

E' la fiera postura di una sentinella della democrazia che però va a fare la guardia rivolta a un passato ideologico che per forme e metodi è inattuale e inattuabile e non vuole o non sa voltarsi e porsi contro il reale fascismo odierno che, sotto mentite spoglie democratiche, progressiste e liberali, ha nomi e cognomi ben precisi, è il vero fascismo e agisce sostanzialmente indisturbato.

Ne risulta un antifascismo puramente sterile e di maniera che di fatto sostiene e garantisce il fascismo del potere reale e nei casi di più estrema rigidità, per un paradossale scambio di ruoli, "l'anti" finisce per mutarsi nel metodo e nel fine in colui che vorrebbe combattere, tanto da risultarne, negli effetti, indistinguibile.

Eppure per chi ha perso il proprio senso di orientamento sarebbe molto facile ritrovarlo, a condizione di spogliarsi dalle ideologie preconfezionate e volgere lo sguardo aperto nella direzione segnata sulla nostra Carta Costituzionale, meravigliosa figlia della Resistenza partorita nel dolore di quella guerra e inequivocabile nel tracciare la strada:

"TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITÀ SOCIALE E SONO EGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, SENZA DISTINZIONE DI SESSO, DI RAZZA, DI LINGUA, DI RELIGIONE, DI OPINIONI POLITICHE E DI CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI".

"E' COMPITO DELLA REPUBBLICA RIMUOVERE GLI OSTACOLI DI ORDINE ECONOMICO E SOCIALE CHE LIMITANDO DI FATTO LA LIBERTÀ E L'EGUAGLIANZA DEI CITTADINI IMPEDISCONO IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA E L'EFFETTIVA PARTECIPAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI ALL'ORGANIZZAZIONE POLITICA ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE", (Art.3 Costituzione Italiana).


Il 25 Aprile celebrato da queste sentinelle, nascoste o male orientate che siano, diventa solo stucchevole e insignificante retorica, un antifascismo comodo e incoerente di chi appena ieri ha approvato la sospensione dei diritti per i lavoratori e per i cittadini, ha invocato TSO per i renitenti alla "leva vaccinale" ed oggi, sventolando la bandiera della UE, scende in piazza con ardore bellico per il riarmo e per una guerra a oltranza combattuta da altri.


(Questa immagine è stata presa dalla pagina Facebook della rivista LA FIONDA)


L'esempio del partigiano antifascista tanto mitizzato invece insegna tutt'altro. Insegna che ci sono valori non negoziabili, che ci sono ideali primari a difesa dei quali porre l'argine del non transeat. Davanti alla scelta tra il preservare la propria salute e difendere la Libertà il Partigiano ha scelto la seconda opzione perché la Libertà prima che essere un diritto è dovere.

Il Partigiano-simbolo descritto nei romanzi di Beppe Fenoglio va quindi portato oltre il contesto specifico di quel momento della storia Italiana. Egli si fa interprete di valori universali e spiega chiaramente proprio col suo sangue che la Resistenza è il sacrificio dell'opposizione al potere; è quella scelta libera dell'uomo che parteggia e prende parte decidendo di resistere alla sopraffazione da qualsiasi luogo provenga.

E allora l'atto del resistere diventa un valore assoluto dell'uomo svincolato da qualsiasi proprieta' ideologica e da qualsiasi appartenenza politica. E se è vero che il partigiano, in quella fase della storia che va sotto il nome di Resistenza Italiana, ci ha consegnato il dono della Libertà da custodire e tramandare, è anche vero che la Libertà viene prima anche della propria vita, proprio perché si puo', si deve tramandare. Chi ha scelto invece di sfuggire a sacrifici ben più lievi rispetto al sacrificio della vita del Partigiano, chi ha optato per facili scelte di obbedienza condiscendente anziché opporsi e adesso vuol fregiarsi dopo tutto ciò del titolo di sentinella della democrazia non è credibile.

La Resistenza di fatto e per logica non appartiene più a queste persone, qualunque sia stato il motore dietro la loro acquiescenza, semplicemente perché non la hanno dimostrata nella loro esperienza concreta. 

La poesia di Ungaretti in memoria dei caduti della Resistenza in pochi versi condensa tutto questo e nello stesso tempo ammonisce chiunque voglia essere vera sentinella della Libertà.

"Qui 

Vivono per sempre 

Gli occhi che furono chiusi alla luce 

Perché tutti 

Li avessero aperti 

Per sempre 

Alla luce".


Piero Restivo

In foto Giuseppe Dossetti, Padre Costituente.

sabato 19 aprile 2025

Uomini e caporali, cittadini e complici




Il paradossale caso di Barbara Arcidiacono come epitome di una nuova configurazione della società.




Nei suoi numerosi film il Principe Antonio De Curtis, in arte Toto', dietro il registro della sua straordinaria ironia ed acutezza, ha descritto gli Italiani coi loro talenti, il loro coraggio e le loro debolezze regalandoci nel contempo momenti di comicità e spunti di riflessione, spesso utilizzando all'unisono, come nella tradizione del teatro popolare in cui si era formato, i toni della commedia e della tragedia.



Ed è in questo scenario del teatro tragicomico di una tipica commedia all'italiana che possiamo annoverare il caso di Barbara Arcidiacono, la donna fiorentina che nel 2020 fu aggredita e malmenata, poi ammanettata e posta in arresto da solerti agenti della Polizia Municipale di Firenze perché passeggiava col suo cane in pubblica piazza senza indossare il dispositivo di sicurezza, volgarmente detto mascherina.



In un film di Totò del 1955, (Siamo Uomini o Caporali?), c'è un breve e celebre dialogo dove il grande attore napoletano descrive in poche battute un tipo umano che capita spesso di incontrare lungo il tortuoso cammino della vita: il caporale.








Chiunque a suo tempo abbia svolto il servizio militare prima che fosse abolito si ricorderà certamente di quella che tra noi soldati di leva si definiva come la sindrome del caporale, ovvero quella posa di esaltata superiorità e di arrogante prepotenza che colpiva chi aveva ottenuto quel grado e quindi quel ruolo che permettesse di esercitare, su delega, una piccola parte di potere spesso con una malcelata smania di violenza.

Era un delirio di toni e di atteggiamenti autoritari (ma non autorevoli), che agli occhi di chi scrive apparivano ridicoli e patetici insieme.



Ebbene questi macchiettistici e squallidi personaggi che,  assolto l'obbligo nei confronti dello Stato a metà degli anni novanta, avevo lasciato indietro prigionieri nelle loro caserme li ho ritrovati, sotto nuove forme e con altre vesti, per la strada, negli uffici, negli studi professionali, nei supermercati, venticinque anni dopo, nel 2020/2021, durante il cosiddetto periodo pandemico.



Il video filmato dai cittadini di Firenze intorno alla malcapitata Barbara Arcidiacono nel momento dell'aggressione è in fondo riassuntivo ed emblematico non solo di quel momento di sospensione dello stato di diritto, ma anche contiene la sintesi condensata in immagini di ciò che significa agire con comportamento caporalesco per come lo intendeva Totò e, modestamente, per come lo intende chi scrive.





I caporali improvvisati


Allargando la visione a un contesto più generale su quanto accaduto nella nostra Nazione nel corso di quel periodo di tensioni sociali, gli sguardi più attenti e critici avranno di certo notato come insospettabili ed anonimi individui con un qualsiasi ruolo (commessi, cassieri, impiegati di ufficio postale, uscieri), si siano sentiti chiamati a una funzione di sorveglianza e controllo e, di fatto, furono portati dal clima di ostilità volutamente creato ad indossare i panni del caporale-guardiano. Questo agire era in nome di un pedissequo "rispetto delle regole", le quali, piovute dall'alto, non erano però fatte passare né al vaglio del proprio ragionamento né all'esame del più elementare principio di realtà. 

La risultante era una cieca e fideistica osservanza dei precetti senza chiedersi chi li avesse stabiliti, e perché, e con quale autorità o legittimità.








A riguardo per esempio del caso in oggetto succedeva sovente che chi aveva scelto secondo tali principi, o per paura o per conformismo, di coprire il proprio volto con la maschera pretendeva che così facessero anche tutti gli altri; certo una prepotenza, ma contestualmente anche una contraddizione in termini in quanto implicita ammissione di consapevolezza che la propria maschera indossata non servisse allo scopo di proteggere.

Erano probabilmente queste persone cadute con ingenuità nel tranello della paura, la quale sempre priva chi ne è colto di quella lucida capacità di analizzare correttamente il reale, e cercavano rifugio in un rassicurante conformismo di gregge.



Per quanto concerne il vago, ed in molti casi inedito, rispetto delle regole o della legge dietro cui normalmente costoro si arroccavano, era assolutamente inutile tentare un confronto sul piano tecnico-giuridico e far notare che non esisteva nessuna legge che imponesse la maschera in quanto si trattava di un semplice atto amministrativo, il dpcm del 26/04/2020 del Signor Conte, (in quel momento Presidente del Consiglio), senza alcuna forza di legge.

Ha invece tale valenza la legge n.152 del 22/05/1975, art.5, che al contrario impedisce di travisare il proprio volto in luogo pubblico; una legge promulgata durante gli anni di piombo per tentare di arginare i numerosi atti terroristici.



Infatti, a conferma e prova di ciò, il 28 marzo scorso la Giudice Sonia Di Domenicantonio del Tribunale Penale di Firenze, dopo un processo durato quattro anni, ha emesso la sentenza di assoluzione con formula piena per l'imputata protagonista suo malgrado dell'increscioso fatto.

Una sentenza tardiva ma doverosa, che però avrebbe dovuto comportare, allo stesso tempo, la condanna per quei tutori dell'ordine plateali protagonisti della inutile e gratuita vessazione.



E allora si apre qui un primo punto di domanda: se l'imputata Barbara Arcidiacono viene proclamata innocente e i poliziotti non sono stati ritenuti colpevoli, allora chi è il reo?




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Appurata comunque sia dalla Magistratura la piena innocenza della donna si vorrebbe invece qui, partendo dal caso di cronaca in questione, approfondire l'analisi dal punto di vista politico, filosofico, del comportamento sociale e delle sue dinamiche focalizzando alcuni aspetti.



Se andiamo nuovamente a guardare con attenzione il filmatovediamo che circa quindici vigili e vigilesse si avvicinano minacciosi e in blocco alla donna, le mettono le mani addosso, la strattonano, e la poverina, aggredita in un modo così vigliacco e ingiustificato, si dimena e grida in cerca di aiuto.

Alcuni dei presenti cercano di intervenire in sua difesa e giungono parole di rimprovero e disapprovazione nei confronti dei poliziotti, e alcune vigilesse del gruppo in questo bailamme minacciano i presenti che nel frattempo stanno filmando la scena, intimando loro di non effettuare video; svogliamo gia' questa è in fondo una implicita ammissione di non correttezza del proprio operato.



Va da sé inoltre che se ci fosse stato un reale pericolo sanitario o un grave rischio di contagio come si voleva far credere, i poliziotti non si sarebbero avvicinati alla "untrice", o comunque non lo avrebbero fatto con quella procedura, ovvero senza guanti, senza tute anticontagio ecc.

Il vero intento dei poliziotti fiorentini invece appare chiaro in tutta la sua brutalità: e' la volontà di punire un'insubordinazione con la tipica postura fanatica del caporale.



Un comportamento fuori legge e prevaricatorio come tanti purtroppo registrati e documentati in quel periodo, e che hanno creato una frattura ancora non sanata tra la popolazione italiana e le forze dell'ordine, le quali, è sempre bene sottolineare, giurano fedeltà alla Costituzione Italiana e non ai governanti o ai ministri del momento.

D'aldronde lo stesso "stato di emergenza", è utile ancora una volta ricordare alle menti più distratte o a presunti cultori del diritto, è uno strumento non previsto in Costituzione, come appurato dalla sentenza del Tribunale di Alessandria del 20/01/2025 (solo una delle numerose sentenze a riguardo).








Il filosofo Giorgio Agamben, a proposito di ciò, in un suo intervento del 21/11/2021 chiarisce dal punto di vista della filosofia del diritto la natura dello stato di eccezione o di emergenza e definisce la forma di governo attuata in tale contesto "uno stato di illegalità fluttuante dove la legge è in una condizione di eclissi".

In questo scenario si realizza pertanto una condizione dove la forza di legge è imposta secondo geometrie variabili, il che permette un'applicazione dell'autorità legale a propria personale discrezione, proprio come nel caso dei poliziotti fiorentini.



Un modello dispositivo che lo studioso inquadra come derivazione diretta del cosiddetto "stato duale" di stampo fascista o nazista nel quale, sebbene l'apparente persistenza di uno "stato normativo" col suo ordinamento, il potere decisionale, de facto, viene esercitato da uno "stato discrezionale", ovvero da organismi estranei all'ordinamento.

Tali sono del resto quelle commissioni scientifiche o quei vari comitati tecnici che abbiamo visto all'opera con presunte e autoattribuite funzioni di utilità pubblica, e con poteri praticamente plenipotenziari durante il cosiddetto periodo pandemico.

È chiaro, avvisa Agamben, che in queste condizioni e con siffatte procedure, la Carta Costituzionale viene totalmente alterata e aggirata.



Sono comunque da riportare e da menzionare con apprezzamento le parole di scuse nei confronti dei cittadini Italiani da parte del portavoce del sindacato di Polizia OSA, Dottor Antonio Porto, rilasciate in Commissione Parlamentare di Inchiesta nel novembre 2024, ma una vera riconciliazione sociale a oggi non c'è stata; manca in tal senso ancora all'appello una espressione di rincrescimento e rammarico da parte dei vertici delle Istituzioni italiane per i soprusi e le vessazioni commesse a danno di tranquilli e pacifici cittadini nonché di tutto il corpo sociale.

Lo Stato democratico, per definizione luogo di mediazione dei conflitti, di fatto ha agito al contrario: ha fomentato i conflitti nel momento in cui dalle più alte cariche delle istituzioni stesse provenivano proposte divisive, incitamenti all'odio, inviti alla delazione, infantili ricatti, minacce di ritorsioni e creazione di categorie buoni/cattivi con annesso un patentino come certificato di appartenenza alla società civile.



Ma chi si aspetta delle parole in tal senso semplicemente si illude, come ci ricorda ancora Agamben in un suo secondo intervento.

La frode che ha leso la coesione sociale (nonché allo stesso tempo il prestigio e la credibilità delle stesse massime Istituzioni dello Stato), e' apparsa piuttosto effetto di una scelta politica voluta che lascia intravedere un modello di gestione permanente e prodotto di una deliberata condotta dolosa in cui nessuno è il reo e tutti sono complici.

"Questo reo assente coincide con il sovrano il cui corpo è formato dalla stessa massa dei complici; una società di complici piegati insieme dove chi non partecipa della complicità è l'escluso che non può avere luogo nella città": la Signora Barbara Arcidiacono.

Proprio alla luce di tutto ciò una riconciliazione appare impossibile.




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Fissati in tal modo i punti a riguardo del rapporto verticale tra i cittadini e lo Stato, rimangono da approfondire i rapporti e le dinamiche orizzontali tra le varie categorie di cittadini.



Se, a modesto parere di chi scrive, i componenti delle forze dell'ordine possono almeno parzialmente trovare giustificazione per il loro ruolo, il carico di lavoro e la pressione cui furono di certo sottoposti, invece i cittadini improvvisatisi caporali sciolti con autoattribuite funzioni di vigilanza e controllo vanno inquadrati sotto una luce diversa.

Chi sono realmente questi soggetti? Cosa o chi rappresentano? E a quale arcaico richiamo obbediscono?



Secondo il principio della sintesi indicativa del tutto, l'agire di questi nostrani caporali di provincia e' in fondo paradigma dell'agire di una parte consistente dell'umanità incline al servaggio e al collaborazionismo col potere di turno, legittimo o meno che sia.



Già Étienne De La Boétie, nel 1500, nel suo celebre "Discorso sulla servitù volontaria" esplorava il fenomeno del comportamento delle masse di fronte all'autorità anticipando temi che oggi diremmo di psicologia sociale e di filosofia politica.

Il filosofo e giurista francese nel suo breve trattato indaga lucidamente le ragioni per cui una parte maggioritaria dell'umanità si sottomette volontariamente all'oppressione delle strutture di potere, fino al punto in cui non e' più necessario che la servitù venga imposta con la forza, in quanto è accettata e financo desiderata dalle masse stesse; questa accettazione remissiva, che La Boétie definisce appunto come una servitù volontaria, è anche un apparente paradosso, data la natura umana che invece sempre aspira alla libertà.

E' implicito quindi che una forma di governo autoritario, che a sua volta autorizza e giustifica la sopraffazione, trova nelle fila di questi volontari servitori, i suoi complici naturali.

Essi, i governati mentali, sono il substrato stesso che in fondo regge il potere dei governanti, ne forma la longa manus, ne costituisce il consenso e ne garantisce l'esistenza.








Ma se Étienne De La Boétie nel suo trattato del XVI secolo ha descritto con esattezza un aspetto senza tempo della natura umana, invece a noi abitatori delle apparenti democrazie nel XXI secolo, che ci eravamo illusi di far parte di una società fondata sulla centralità della persona umana e sul ruolo attivo e partecipativo di ognuno alla vita democratica, spetta oggi interrogarci su una nuova realtà, su una nuova espressione dell'uomo e del cittadino, e su un nuovo modello.



Ancora Giorgio Agamben:

"Abbiamo di fronte a noi, l'emergere di una nuova figura: il complice". 

Si tratta, come è facile intuire, di una modifica strutturale del nostro assetto sociale e del nostro vivere nella comunità.

In questo passaggio dalla figura di uomini-cittadini a complici, questi ultimi alla fine sostituiscono i primi e ne prendono il posto realizzando in tal modo una società di soli complici. In essa il reo, per rispondere alla domanda posta in precedenza, è semplicemente assente e il non-complice, come già messo in luce, è l'escluso dal patto sociale.

Sotto questa lente riusciamo quindi a cogliere e a meglio interpretare quelle dinamiche e quei fatti a cui qualunque essere pensante ha assistito, quasi con incredulità, nella fase dello psicodramma pandemico. 

Cos'altro erano in effetti se non complici sodali coloro i quali hanno devotamente sostenuto e amplificato i comunicati di regime, la propaganda divisiva, la fobia sociale, la molesta e prepotente asfissia che proveniva dai governanti del momento? E cosa erano se non complici sodali gli scatenati segugi segnalatori di pic-nic con epici episodi di caccia all'untore degni della Milano Manzoniana del 1630?




I Promessi Sposi, cap. XXXIV: Renzo accusato dal passante.

I Promessi Sposi, cap. XXXIV: Renzo davanti ad un portone di Milano accusato da una donna di essere "l'untore".




Nient'altro che una farsesca riedizione del caposcala spia condominiale dei tempi dell'OVRA; eppure è su questa complicità che la menzogna si è sostenuta e propagata a oltranza.

Del resto la Storia stessa che è sempre Maestra, ci conferma ripetutamente che eserciti di caporali complici hanno reso possibile l'attuarsi di tutti i regimi autoritari e di tutte le dittature, con annesse le peggiori nefandezze di cui l'essere umano diventa capace quando si fa servo e dimentica o vende la propria umanità.

E ci conferma come obbedienti burocrati, o normali ragionieri contabili siano diventati criminali di guerra.





(In foto Adolf Eichmann, il "ragioniere" del Reich).


Dentro o fuori le mura di una caserma, che sia per servilismo o per pavidità, per difesa del proprio quieto vivere o per tornaconto personale, per boria nell'esercizio della propria piccola percentuale di potere o per vantaggi nella propria misera carriera, il caporale-complice sarà sempre pronto ad obbedire a danno e discapito altrui, e a discapito dello stesso buon senso.

Questa in ultima analisi è la sua unica regola nascosta dietro il rispetto di altre supposte regole e proprio in questo caso che ha coinvolto la donna fiorentina vediamo come direttive assurde siano arrivate a prevalere sul più elementare buon senso in nome del senso comune di quel momento.





Sacche di resistenza


Se c'è però un punto debole nei processi di manipolazione e dominio delle menti, se c'è un argine a questo imperante conformismo, e se c'è un impedimento capace di far deragliare gli ingranaggi di questo dominio che vorrebbe mirare all'annichilimento collettivo, questo punto debole risiede proprio nella sottovalutazione da parte delle elites dirigenti della imprevedibilità e creativita' dell'essere umano.







In questo scenario di post democrazia la resistenza passa in definitiva al singolo individuo.

Proprio l'escluso, il non-complice, o i piccoli gruppi marginali strenui possessori di spirito critico e umano rappresentano variabili non controllabili e possibili soggetti di trasformazione.

Sacche di resistenza sparse che sfuggono allo schiacciamento della pressa, mantengono un potenziale sovversivo e, rimanendo sveglie, sono testimonianze capaci di prefigurare realtà alternative. Barbara Arcidiacono in tal senso può essere considerata come esponente simbolica e reale di questa minoranza coraggiosa che resiste e che in quella fase storica Italiana non si è piegata alle prepotenze e alle illogicità; una minoranza di individui spesso sottovalutati che pur all'interno di sistemi illegittimi e totalizzanti, con solo la rassicurante apparenza di forme democratiche, si considerano uomini, donne, cittadini e non sudditi né caporali.








Il grande attore napoletano in questo breve video estratto dalla pellicola del 1955, delinea i connotati somatici e caratteriali del caporale e traccia, tra il serio e il faceto, una netta distinzione e una linea di confine:

"L'umanità io l'ho divisa in due categorie di persone: Uomini...e caporali".

Per chi ha orecchio per intendere gli uni saranno sempre in opposizione agli altri, così come nella commedia fiorentina che abbiamo raccontato.



Piero Restivo







P .S. 

Per chi è interessato ad approfondire l'argomento del conformismo culturale e della manipolazione delle masse dal punto di vista filosofico, psicologico-sociale, antropologico e politico segnalo alcuni testi:


-Ètienne De La Boètie: Discorso sulla servitù   volontaria

-Michel Faucoult: Sorvegliare e punire

-Herbert Marcuse: L'uomo a una   dimensione

-Gustave Le Bon: Psicologia delle folle

-Noam Chomsky: La fabbrica del consenso

-Gunther Anders: L 'uomo è antiquato

-Elias Canetti: Massa e potere

-George Orwell: 1984

-Aldus Huxley: Ritorno al mondo nuovo

-Edward Bernays: Propaganda

-Giorgio Agamben: Homo sacer

-Giorgio Agamben: A che punto siamo?

-Zygmunt Bauman : Sesto Potere


Milano: il 29 Aprile 1945 e la macelleria messicana tra simbolismo e presagio.

  Milano, Piazzale Loreto: La notte tra il 28 e il  29 Aprile 1945 in questo slargo al centro di Milano i cadaveri di Benito Mussolini, Clar...