•La Battaglia di Lombardia, di Gianni Bisiach: Sandro Pertini e Monsignor Bicchierai raccontano l'incontro all'Arcivescovado tra i vertici del CLN ed il Cardinale Schuster
Paideia
Linea di Resistenza Culturale
mercoledì 29 aprile 2026
Milano: il 29 Aprile 1945 e la macelleria messicana tra simbolismo e presagio.
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giovedì 12 marzo 2026
Da Cassibile a Niscemi - La parabola di un falso mito.
Il 3 settembre 1943 in una piccola frazione a sud di Siracusa, il Generale Giuseppe Castellano firmava davanti al Generale Dwight Eisenhover e per conto del Regno d'Italia la resa incondizionata che poneva fine alla seconda guerra mondiale tra l'Italia e le potenze alleate. È ciò che è passato alla storia come l'Armistizio di Cassibile.
Nel marzo 2026, Niscemi, piccolo comune a 130 km a ovest di Cassibile in provincia di Caltanissetta, diventa a tutti gli effetti e per la prima volta nella coscienza collettiva dell'opinione pubblica Italiana, un obiettivo militare.
Nel mezzo ottantre anni di storia, ma i due eventi su menzionati sono in stretta connessione, il secondo potremmo dire una inevitabile e diretta conseguenza del primo, poiché il piccolo comune siciliano è una delle circa 120 località in Italia ad avere nel proprio territorio una base militare Americana, forse fra tutte la più strategicamente importante.
Nel contesto di quella che appare sempre più come una terza guerra mondiale, seppur non dichiarata secondo i canoni novecenteschi, si è aperto infatti un nuovo fronte in Iran con l'inizio di pesanti operazioni militari sul territorio di quello che fu l'impero Persiano da parte di Israele e Stati Uniti tramite una operazione di aggressione congiunta delle due forze armate.
La legittima reazione dell'esercito della Repubblica Islamica si è manifestata con attacchi missilistici e con bombardamenti tramite droni sui paesi confinanti del Golfo Persico, i quali sebbene formalmente non coinvolti nelle operazioni militari, ospitano loro malgrado sul proprio territorio installazioni e basi militari Americane. È così che stati come il Barhein, il Kuwait, l'Oman, il Qatar, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sono inaspettatamente diventati tutti obiettivi sensibili e hanno subìto negli scorsi giorni ingenti danni alle loro infrastrutture con inestimabili perdite economiche, perdendo di fatto la loro reputazione di "porto franco". Laddove quindi lo sfarzo, gli affari milionari legati al petrolio o al gas naturale, e la bella vita in vere e proprie città-stato ingegnerizzate ma senz'anima, come Dubai, Doha, Riyadh e Abu Dhabi fino a ieri rappresentavano il principale motore economico e il polo d'attrazione per lavoratori in fuga dall'Europa, turisti del lusso, espatriati e faccendieri, uomini d'affari e società miliardarie oggi si preparano le valigie.
È la fine di un paradigma, è il fallimento di un modello di ingegneria sociale, è la dimostrazione che non può esistere un'isola felice medio-orientale che possa essere avulsa dal contesto critico e instabile che la circonda, è il mondo che cambia sotto i nostri occhi, con relazioni ed equilibri geopolitici tutti da riscrivere per quanto riguarda le monarchie Arabe del Golfo Persico e le loro cattedrali nel deserto.
Contestualmente, una recente riflessione di Lucio Caracciolo, il nostro più autorevole e lucido esperto di geopolitica, (che qui di seguito riportiamo), con poche semplici parole segna la fine di una fase storica lunga più di otto decenni e allo stesso tempo sancisce la fine di un mito: quello degli Americani buoni che ci hanno liberato dal nazifascismo e ci proteggono.
Una favola. Eppure inspiegabilmente diffusa con l'irrazionalità tipica di un approccio fideistico applicato alla storia, che invece si basa sull'analisi dei fatti. E quanto è stato comodo nascondersi dietro questa pia illusione per la maggior parte dei nostri governi Repubblicani. Oggi, anche per i più ingenui, davanti ai bombardamenti delle basi americane cadono finalmente le maschere e si scopre che avere installazioni militari straniere nel proprio territorio non significa avere protezione ma essere bersaglio. Certo un cambio di prospettiva e un traumatico risveglio per i fedeli all'americanismo, quando per costoro c'è voluto quasi un secolo per inquadrare l'Italia come una colonia occupata e provincia dell'Impero dal giorno stesso della firma dell'armistizio di Cassibile, non per niente ancora oggi secretato. La presa di coscienza della realtà, come sempre accade, è dolorosa e amara: i bombardamenti, oggi Iraniani e domani chissà di chi, possono benissimo arrivare anche sul suolo Italiano.
Mappa delle circa 120 basi militari NATO/Americane in Italia
Non era stato sufficiente per uscire dal lungo sonno il crollo del muro di Berlino nel 1989, con la conseguente dissoluzione dell' Unione Sovietica e del Patto di Varsavia ; e nonostante questo ancora constatare l'esistere e il persistere della NATO, pur venendo meno a quel punto il suo scopo stesso di "alleanza difensiva" contro il comunismo.
E nemmeno era stato sufficiente, per la nostra dormiente opinione pubblica, l'illegittimo bombardamento di Belgrado del 1999 sempre da parte della NATO (con utilizzo delle basi italiane), senza alcun mandato ONU, e con una servile e vergognosa partecipazione anche dell' Aeronautica Militare Italiana sotto il governo di D'Alema/ Mattarella senza autorizzazione del parlamento italiano. Evento spartiacque, quest'ultimo, che ha rappresentato un punto di non ritorno nell'era post seconda guerra mondiale a riguardo del mancato rispetto del tanto declamato diritto internazionale, e che vede nell'aggressione all'Iran solo l'ultimo anello di una nefasta catena proprio iniziata nella ex Jugoslavia a fine anni '90 e poi proseguita con Iraq, Somalia, Afghanistan, Siria, Libia, Venezuela.
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Che cosa è il MUOS.
Acronimo di Mobile User Objective System, il MUOS è un sistema integrato di telecomunicazioni satellitari in uso alla Marina Militare Statunitense che si compone di quattro terminali terrestri sparsi in punti strategici in giro per il mondo,e di quattro satelliti attivi più uno di riserva. I quattro terminali si trovano uno a Norfolk in Virginia, un altro è posizionato alle isole Hawaii, un terzo sulla costa sud-occidentale Australiana a circa 30 km ad est di Geraldton ed il quarto abbiamo appunto il privilegio di averlo in Italia, a Niscemi.
Il terminale Niscemese a sua volta comprende tre antenne paraboliche dal diametro di 18,4 mt, due trasmettitori elicoidali di 149 mt di altezza e ben 41 antenne a onde lunghe e corte; esso si trova all'interno di una base militare Americana indicata come NRTF, Naval Radio Transmitter Facility presente sul territorio già a partire da inizio anni '90.
Secondo i piani operativi del Pentagono le onde elettromagnetiche emesse dalla stazione militare di Niscemi processano le comunicazioni radio tra circa 18000 terminali militari terrestri compresi i gruppi operativi in combattimento, e poi tra aerei, sottomarini, centri di comando e controllo sul terreno, centri logistici, difese antiaeree missilistiche e satelliti, cooperando continuamente in un continuo scambio dati con gli altri tre terminali terrestri MUOS a formare quel complesso sistema di processamento, comunicazione e gestione integrata della rete operativa globale di telecomunicazioni tra forze terrestri, aeree, marine e sottomarine delle forze armate USA nel loro insieme. Una infrastruttura militare nevralgica quindi che, sebbene formalmente su territorio Italiano, è ad esclusivo utilizzo dei militari Statunitensi, come da accordo tecnico siglato a Roma il 06/04/2006 tra il Ministero della Difesa e la US Navy; erano gli ultimi giorni del III governo Berlusconi. Per inciso ricordo che i cosiddetti accordi semplificati che passano appunto come accordi di natura tecnico-amministrativa sfuggono, come accadde anche in questo caso, al dibattito e al controllo del parlamento.
L'infrastruttura militare a disposizione di Washington sorge in un'area di macchia Mediterranea, un terreno agricolo e boschivo esteso per 1.600.000 mq in contrada Ulmo, comune di Niscemi, provincia di Caltanissetta. Ma il posizionamento del MUOS a Niscemi è stato un ripiego preso in itinere, quando cioè ad un certa fase dello sviluppo si è accertato, da parte di studi effettuati dalla stessa Marina Militare USA, che le emissioni elettromagnetiche avrebbero causato interferenze sulle strumentazioni di bordo e quindi sui sistemi d'armi elettronici ad alto potenziale esplosivo degli aerei militari di stanza a Sigonella, dove era inizialmente prevista l'istallazione.
Tali risultanze hanno giustamente messo in allarme le autorità locali del comune Nisseno, le quali a loro volta hanno commissionato un'analisi dei rischi relativi alla presenza del MUOS sul loro territorio, già fragile ed esposto a frane e smottamenti, al Politecnico di Torino. Il rapporto presentato il 04/11/2011 a firma dei Professori M.Zucchetti e M.Coraddu ha evidenziato senza ombra di dubbio l'insostenibilità ambientale dell'impianto americano e le "gravi carenze" degli studi sbrigativi effettuati dalla marina USA. I ricercatori dell'Ateneo Torinese solo su di un dato hanno concordato con gli studi di fattibilità americani, ovvero sugli effetti delle onde elettromagnetiche nei confronti del traffico aereo, non militare in questo caso, ma civile. Nel raggio di appena 70 km dalla stazione di Niscemi si trovano infatti due scali civili: Comiso a 19 km e Catania Fontanarossa a 67 km. Lo scalo militare di Sigonella si trova comunque anch'esso a soli 52 km.
Queste gravi incongruenze hanno creato un'ondata di indignazione e di proteste tra le popolazioni locali interessate ed è nato il cosiddetto Movimento No Muos il quale si è sempre distinto (al contrario dei No-TAV) per il carattere pacifico e per questo largamente condiviso delle proprie iniziative di dissenso e opposizione.
Le opere di sbancamento per la messa a dimora delle tre mega-antenne avrebbero interessato un'area protetta di 2509 mq ricadenti nella Riserva Naturale di Sughereta contraddistinta dalla presenza di querceti tipici della zona Mediterranea; dopo il nulla osta del governo dell'epoca (al giugno 2006 era a questo punto in carica il governo Prodi), e del Ministero della difesa, mancava il via libera della Regione Sicilia, che durante la presidenza di Rosario Crocetta era riuscita temporaneamente a bloccare i lavori; qui un articolo di parecchi anni fa che riporta la notizia.
I lavori di realizzazione dell'infrastruttura militare di Niscemi, così come voluto a Washington, si sono infine immancabilmente eseguiti tra il 2011 e il 2014; forse troppi gli interessi per un'opera dall'alto valore strategico che, secondo le stime del congresso americano, ha sfiorato i sette miliardi di dollari. E sicuramente fuori portata la sola opposizione degli enti locali comunali e regionali siciliani in confronto a quelle mega-aziende interessate alla costruzione del MUOS come Lockheed Martin, Boeing Defense, o General Dynamics facenti parte del cosiddetto comparto militare-industriale statunitense il quale è capace di dettare l'agenda geopolitica della casa bianca, così come proprio quel Generale Eisenhover che aveva controfirmato l'Armistizio di Cassibile e ormai divenuto Presidente, ebbe a denunciare nel suo celebre discorso di commiato nel 1961.
sabato 28 febbraio 2026
L'INTOLLERANZA DEI TOLLERANTI, LA CODARDIA DEI CORAGGIOSI
Questo articolo viene redatto sulla base del servizio giornalistico andato in onda sull'emittente Sestarete TV il 27 febbraio 2026. La fonte, in base alle ricerche effettuate, è ritenuta certa e attendibile. Di seguito il link:
https://www.facebook.com/share/v/1B7Privnuw/
Il Liceo Scientifico Statale Galileo Galilei di Catania, fondato nel 1972, è senza dubbio una delle scuole più prestigiose della mia città, che può vantare tra i suoi ex allievi perfino l'astronauta catanese Luca Parmitano. "Formiamo menti curiose, costruiamo futuri brillanti" d'altronde recita il motto riportato nel sito web ufficiale.
Eppure, proprio questo istituto scolastico, per antonomasia quindi luogo di cultura e formazione, pare annoverare tra le fila dei suoi docenti una insegnante di Storia che paradossalmente si affanna per nascondere la Storia (volutamente scritta con la S maiuscola), proprio alle menti più curiose tra i suoi stessi studenti. Quando si dice eterogenesi dei fini...
L'imbarazzante episodio è accaduto il 27 febbraio del 2026, quando a due classi di studenti e' stato impedito "con tono abbastanza aggressivo", di partecipare ad un dibattito in aula magna, intitolato "Foibe ed esodo, la Consulta ricorda", incentrato appunto sulla commemorazione delle vittime delle Foibe ad opera dei comunisti Titini, e al conseguente esodo forzato di 350000 Italiani, secondo le stime ufficiali.
A raccontarlo, con il limpido coraggio tipico della sua giovane età, è lo studente Dario Cacia Stuto in una intervista rilasciata al canale SESTARETE TV. Il ragazzo, nel suo ruolo di Presidente della Commissione Cultura della Consulta Provinciale degli studenti ha organizzato l'incontro che si è svolto con la collaborazione del Senatore Roberto Menia e della Professoressa Viviana Dalmas, entrambi figli di esuli Istriano-Dalmati, per cui ampiamente titolati a partecipare a un dibattito sull'argomento e a fornire testimonianze di prima mano. Presente all'incontro anche il Senatore ed ex Sindaco di Catania Salvo Pogliese, lo stesso Preside dell'Istituto professore Rapisarda, e la Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Catania Lucrezia Redigolo.
Un incontro che nelle stesse dichiarazioni dello studente organizzatore aveva l'unico scopo di far conoscere la realtà del fenomeno Foibe in maniera oggettiva e con un approccio scevro da ideologie e strumentalizzazioni, presentando i fatti per come si sono verificati in quei tristi frangenti della storia Italiana, e con dei relatori capaci di offrire anche delle preziose esperienze del proprio vissuto familiare. Incontro quindi focalizzato sul ricordo delle vittime e sulla condivisione dell'evento come momento nella Storia, senza voler forzatamente andare a cercare facili giustificazioni all'eccidio dei nostri connazionali infoibati in cause o eventi precedenti secondo la logica tanto infantile quanto diffusa nel mondo degli adulti dell'occhio per occhio.
Proprio questo approccio contestualizzato ed onesto deve aver dato molto fastidio a docenti abituati a fare di una cattedra della scuola pubblica il loro personale pulpito predicatorio, ed evidentemente ideologizzati tanto da utilizzare maldestramente il loro ruolo per distorcere, negare o manipolare la realtà fattuale ad esclusivo nocumento degli studenti e della loro formazione di donne, uomini e cittadini consapevoli.
Come la forsennata cittadina di Milano durante la rivolta del pane ha indicato alla folla Renzo Tramaglino fermo al portone, accusandolo di essere il pericoloso untore, così chi scrive si immagina la professoressa che dà l'allarme per l'invasione dei fascisti nel "suo" Liceo. Fenomeno già visto N volte in tempi recenti, e non solo in Italia, ma che già grandi osservatori del secolo scorso come Leonardo Sciascia o Pierpaolo Pasolini hanno definito come il fascismo degli antifascisti, o, parafrasando, l'intolleranza dei tolleranti.
Nello stesso substrato di odio fratricida e di radicalizzazione estrema si pone anche quanto accaduto oltr'Alpe, nella città di Lione, proprio pochi giorni fa con il pestaggio e l'uccisione a calci in faccia del giovane ventitreenne Quentin Deranque durante una manifestazione cittadina. Qui di seguito, per chi volesse, un'analisi acuta ed approfondita del fatto specifico e un attento sguardo d'insieme sui nostri tempi ad opera del giornalista triestino Fausto Biloslavo in una intervista rilasciata al canale YouTube IGNIS TV.
https://www.youtube.com/live/Kk5ifQa_v9M?si=mIEihg7PVAJpAMiY
Non occorre specificare che anche nel caso francese il giovane Quentin è stato bollato come "neofascista" come a volerne giustificare la vile aggressione da parte di gruppi autonominatisi "antifa" e talmente antifascisti dal finire con l'assomigliare per paradosso a chi essi stessi vorrebbero combattere, o per dirla con Eraclito di Efeso, in perfetta linea con il principio dell'unità degli opposti.
Laddove purtroppo hanno luogo queste banali etichettature, questi stucchevoli pregiudizi, queste ipocrite scorciatoie del perbenismo pseudointellettuale, e si antepone, tornando alla conferenza del Liceo Galilei, la propria pur legittima militanza politica all'interesse verso la corretta formazione dei giovani affinché essi stessi possano sviluppare le loro analisi, come si può vedere anche in questo caso, affrontare una discussione anche sul semplice piano commemorativo diventa impossibile. E dalle informazioni raccolte da chi scrive, risulta che a nulla sono valsi i tentativi della Presidente Lucrezia Redigolo, insieme agli altri rappresentanti della Consulta Provinciale degli Studenti, di calmare i toni dopo l'intervallo, al fine di poter riprendere con compostezza la conferenza, consentire il rientro in aula dei ragazzi allontanati dalla docente, e mettere quindi da parte patetici isterismi.
Una analisi invece accorta ed equilibrata dovrebbe far menzione del fatto che in quelle fasi convulse della Storia lo scontro tra ideologie contrapposte che in quel contesto avevano forse un senso e un aggancio politico, finì col travalicare gli stessi schieramenti fino a creare divisione e odio perfino al loro interno. Dentro le profonde fessure tipiche dell' Altopiano del Carso furono infatti gettati vivi e legati fra loro italiani civili e perfino partigiani. Senza addentrarmi in resoconti storici, del resto facilmente riscontrabili, ricordo solo che dai comunisti Titini Sloveni e dai loro complici della Brigata Garibaldi furono uccisi a tradimento anche i partigiani sia laici che cattolici della Brigata Osoppo, colpevoli di voler difendere i confini italiani minacciati dal IX korpus di Tito, (Eccidio di Porzus) tra cui Guido Pasolini, fratello di Pierpaolo.
Eppure, con tutto ciò assodato, e con perfino una risoluzione emanata dal Parlamento UE il 19/09/2019 che ha equiparato e messo sullo stesso piano il nazifascismo e il comunismo come genesi e origine di regimi totalitari entrambi allo stesso modo forieri di sventure, un riverbero malsano di quell'odio divisivo tra Italiani giunge a zaffate intermittenti fino ai nostri giorni e fino alle nostre latitudini meridionali, proprio a causa di chi quell'odio rabbioso intende rilanciarlo a oltranza anche sulle nuove generazioni. Ma non è questo il ruolo di un insegnante.
Per chi volesse approfondire liberamente l'argomento relativo alle Foibe sono innumerevoli le fonti autorevoli, e qui di seguito riporto due recenti e ottimi approfondimenti del Professor Marco Cimmino, tratti entrambi dal canale YouTube L'Universale
https://www.youtube.com/live/1InqMDlBw_g?si=9b1_G34tWaWUPVXa
https://www.youtube.com/live/baidTSsB_YA?si=UQQv3vqy3bORjPZX
Gli esuli Istriano-Dalmati in Sicilia:
E' utile anche ricordare a chi ha scarsa memoria che a Termini Imerese, a Siracusa e a Catania trovarono accoglienza alcune centinaia di donne e uomini che negli anni appena successivi alla slavizzazione forzata delle terre Italiane del confine nord-orientale furono costrette all'esilio, specialmente dopo l'attentato terroristico sulla spiaggia di Vergarolla del 18 agosto 1946.
Proprio in provincia di Catania, precisamente a Pedara, si stabilirono infatti numerose famiglie di esuli partiti dalle loro case confiscate con, è bene ricordarlo, solo qualche valigia al seguito. Sulla facciata laterale della Basilica di Pedara dedicata a Santa Caterina d'Alessandria è presente una targa in marmo che commemora questo evento e certifica l'accoglienza della comunità catanese e del paese pedemontano di Pedara in modo particolare, nei confronti di questi nostri calpestati concittadini Italiani.
Chissa' se la nostra docente è a conoscenza che proprio a pochi chilometri da casa sua dei Siciliani degni di questo nome hanno scelto di essere giusti e umani verso altri Italiani sradicati a forza dalla loro terra. Di certo si fa torto non solo agli esuli, ma anche a chi accolse loro fraternamente, quando si vorrebbe negare ancora oggi, anacronisticamente, il diritto alla memoria.
Ma non c'è solo il tradimento dell'Italianità e della tradizionale ospitalità Siciliana nel comportamento oscurantista della docente. E ancora, non solo il tradimento del proprio ruolo educativo nei confronti dei propri studenti, e non solo il tradimento deontologico della propria disciplina di insegnamento.
Sullo sfondo, si nota anche qualcosa di paradossale e beffardo. Per una curiosa ironia della sorte tutto ciò infatti accade in una scuola il cui motto è: "Formiamo menti curiose", e che è intitolata proprio a quel Galileo Galilei che fu inquisito dall'arroganza del potere dell'epoca sua con la ben nota ammonizione ecclesiastica di Bellarmino, Cardinale inquisitore, affinché si proibisse la diffusione della teoria Copernicana dell'eliocentrismo. D'altronde la verità fa sempre paura, allora come oggi.
Ebbene questa docente, rimasta vigliaccamente nascosta nell'ombra, coperta perfino dai suoi dirigenti scolastici, la potremmo benissimo chiamare novella Bellarmina. Essa si pone sulla stessa errata scia di odio ingiustificato, e appare come una supponente inquisitrice del 2026 che mette al centro se stessa e le sue negazioni, e punta l'indice verso quello studente dalla mente curiosa che invece vorrebbe mostrare la corretta posizione degli eventi storici per dire che non l'ideologia deve stare al centro della ricerca, ma i fatti e, in questo caso, le vittime che infoibate negli antri della terra, ci indicano inequivocabilmente ancora oggi la centralità e la chiarezza del reale come a Galileo l'osservazione empirica dei moti astrali indicò la centralità del Sole.
La Storia, Magistra con sempre meno scolari al seguito perfino tra i suoi stessi presunti discepoli, già nel 1616 ci indicava con la stessa beffarda ironia come il Cardinale Bellarmino e Galileo alla fine erano entrambi credenti e Cristiani, così come la docente e il discente di questo assurdo episodio, alla fine, sono entrambi italiani.
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Questi i riferimenti e i contatti del Liceo Scientifico Statale Galileo Galilei per chi volesse indirizzare email di protesta o chiedere chiarimenti:
Il Liceo ha sede in via Vescovo Maurizio 73 / 76, 95126 Catania.
Preside: Professore Emanuele Rapisarda
Vicepreside: Professore Giuseppe Ferlito
Dirigente: Professoressa Maria Alessandra Vitanza.
Telefono 095 6136645
Email: ctps040009@istruzione.it
Pec: ctps040009@.pec.istruzione.it codice
80010300871.
Post Scriptum:
Il sottoscritto, in qualità di creatore e autore unico di questo Blog dedicato ai giovani e alla loro formazione, invita (come già fatto personalmente via telefono ma senza alcun risultato), il vicepreside prof. Giuseppe Ferlito o il preside dell'Istituto Galilei prof. Emanuele Rapisarda, a fornire la loro versione dei fatti e a chiarire questo increscioso incidente che rischia di gettare discredito sull'intero Liceo Galilei e sulle loro stesse persone, e che riguarda tutta la società civile catanese.
Piero Restivo
martedì 3 febbraio 2026
ASKATASUNA TRE GIORNI DOPO, L'ALIBI È CADUTO.
3 Febbraio 2026.
Il documento ufficiale rilasciato quest'oggi da InfoAut, organo ufficiale del mondo cosiddetto antagonista, cui il centro sociale Askatasuna appartiene, chiude definitivamente la questione su possibili regie occulte dietro i violenti scontri di Corso Regina Margherita a Torino del 31 gennaio scorso.
Una dichiarazione orgogliosa e trionfalistica che, per quanto a tratti delirante, risulta perfino apprezzabile per coerenza e ci indica la luna, il dito e anche la mano nascosta sullo sfondo.
Vi si rivendica in sintesi la proprietà intellettuale, politica e materiale della manifestazione in toto così per come essa si è svolta, devastazione e guerriglia comprese: " Al termine della manifestazione una parte del corteo ha deciso di proseguire in Corso Regio Parco e un'altra parte, numericamente significativa, ha deviato in Corso Regina per avvicinarsi allo stabile di Askatasuna, oggi murato e devastato al suo interno dai vari distruttori in divisa...".
Bene, chiarito quindi il punto che gli scontri sono stati cercati e voluti dagli organizzatori stessi del corteo per loro stessa pacifica ammissione, vediamo qui alcuni punti del contorno di questa vicenda.
L'aspetto che più di ogni altro ha attirato l'attenzione di chi scrive è il seguente: in tutte dicasi tutte le pagine social afferenti all'area progressista la voce che si è levata in questi tre giorni è stata praticamente unica: le violenze sono state opera di infiltrati agitatori professionisti a libro paga dei fascisti, senza se e senza ma.
Traspare dietro le paure di costoro il paradigma del metodo Cossiga ( o Kossiga come preferiscono scrivere ), rivisitato nel 2026, e che servirebbe alla Meloni per giustificare poi uno spostamento a destra dell'asse di governo, un giro di vite, una svolta autoritaria e repressiva.
(Suscita sempre la mia ilarità il fatto che della svolta autoritaria e repressiva, nonché in violazione dei principi stessi della Costituzione avvenuta durante i governi Conte II e Draghi tra il 2020 e il 2022 queste sentinelle della libertà e dei diritti sembrano non essersene accorti).
Insomma, si tratta dei fatti e dei traumi mai superati degli anni di piombo e passanti per Genova. Traumi di tutti noi, sia chiaro, ma che in questo caso, hanno favorito una lettura degli eventi apparsa da subito pretestuosa e fuori contesto. Proverò a spiegare perché.
Innanzitutto le tempistiche: il centro sociale in questione è stato sgomberato dalla DIGOS Torinese il 18 dicembre 2025 dopo quasi trent'anni di occupazione abusiva.
Era assai prevedibile quindi una reazione rabbiosa a stretto giro da parte degli stessi militanti antagonisti che avevano subito questo smacco; rabbia rivolta in maniera molto banale "ai distruttori in divisa" e che senza mezzi termini viene esplicitata nel suddetto comunicato.
In secondo luogo le immagini degli scontri con la polizia che tutti abbiamo visionato: corporature esili, minute, chiaramente adolescenziali o poco più, quelle degli incappucciati. Il loro abbigliamento quasi identico: Jeans, felpa nera col cappuccio e zainetto. Le mani piccole e chiare, la postura da studenti usciti di scuola mezz'ora prima.
Il parallelismo con Genova 2001 risultava quindi da subito, con questi presupposti, quantomeno azzardato.
L'arresto nelle ore successive del giovane Angelo Simionato, ventiduenne della provincia grossetana partecipe insieme ad altri del pestaggio vigliacco al poliziotto Alessandro Calista, non fa che confermare una banale evidenza: non infiltrati agitatori a libro paga ma sprovveduti ragazzini di primo pelo dei centri sociali provenienti da altre regioni, (probabilmente chiamati a raccolta dai capi di Askatasuna perché non riconoscibili e non noti alla DIGOS piemontese), al fine di vendicare la fresca ferita della chiusura del loro centro ad opera della Polizia di Stato.
Infine, oggi, arriva il comunicato ufficiale di InfoAut (vi invito a leggerlo), che chiude la questione e zittisce senza tema di smentita coloro i quali hanno cercato di spostare l'attenzione dalle proprie responsabilità o per meglio dire da loro stessi.
Lo ha ben spiegato nel suo recentissimo intervento all'apertura dell'anno giudiziario la Procuratrice Generale di Torino, Lucia Musti:
" C'È UN'AREA GRIGIA DELLA BORGHESIA COLTA CHE GIUSTIFICA I VIOLENTI ".
In un attimo il sipario dell'ipocrisia perbenista e' stato strappato. Con queste poche parole la Procuratrice dichiara apertamente ciò che tutti sapevamo, ovvero che c'è in Italia una élite presunta intellettuale che agisce e opera in tutti i settori della società ma nella classe docente soprattutto, e che approva, che avalla, che fomenta e propaga una ideologia dogmatica, radicale, aggressiva e intransigente, la quale unita alla inevitabile rabbia sociale di un'Italia sempre più povera e disperata, diventa fertile substrato perché nasca e si amplifichi il fenomeno della violenza nelle strade.
I destinatari di questi messaggi fuorvianti sono ovviamente e ancora una volta la parte più delicata e pura della società: i giovani in formazione.
Quanti tra essi si sono già avvicinati alla realtà dei centri sociali ne diventano facilmente attivisti militanti e inevitabilmente finiscono per essere utilizzati e manipolati con un tipico sistema di leva lunga (quello stesso utilizzato da chi stava dietro i docenti del Girton College di Cambridge con Giulio Regeni per intenderci). Infine il resto lo abbiamo visto: incappucciati con ambizioni da guerriglieri globalisti, saranno gli utili idioti del sistema favorendo di fatto quell'eterno litigio tra i capponi di Renzo che consente a chi veramente muove le fila dietro le quinte della nostra storia di continuare ad agire indisturbato.
La stessa élite colta ossessionata dal fascismo, che con sindacalisti, intellettuali e politici ha sicuramente preso parte alla manifestazione, e che poi il giorno dopo ha pateticamente puntato il dito indice su fantomatici infiltrati agitatori a libro paga dei loro avversari politici, fa parte infine essa stessa della scena e della recita, non assume le proprie responsabilità morali in questo processo a circolo chiuso e non sa, non vede o fa finta di non vedere che il nemico è altrove.
Piero Restivo
Comunicato ufficiale InfoAut:
https://share.google/hydDWdrBzwzqjPSHc
sabato 26 aprile 2025
IL 25 APRILE VISTO DAL GIORNO DOPO, TRA DISSONANZE COGNITIVE E ANTIFASCISMO COMODO
Il 25 aprile visto dal 26 aprile appare, grazie a questa lieve retrospettiva, con una visuale più distaccata e nitida, e le 24 ore di tempo intercorso prima di scrivere questo articolo sono state impiegate per meglio leggere e osservare quanto è stato pubblicato, discusso, diffuso e condiviso su questa ricorrenza che, nel 2025, cade a ottant'anni dalla Liberazione dal nazionalsocialismo e dal fascismo e contestualmente dall'inizio dell'influenza Americana/NATO sulla politica della nostra Nazione.
Tante cose giustissime, commenti approfonditi, analisi di valore e nobili idee, qualche fotografia suggestiva, l'esortazione a essere uomini e il monito a mai distrarsi; il tutto finalizzato alla preservazione della memoria e alla commemorazione. Memoria che va sempre tenuta viva, difesa e riproposta a beneficio dei più giovani affinché quello che è accaduto non accada mai più e si passi la consegna alle nuove generazioni di cosa voglia dire essere un antifascista, ovvero testimoniare e lottare per la democrazia e la Libertà, e parimenti proteggere e difendere questo prezioso lascito conquistato col sangue dei nostri Nonni. Tutto molto bello.
Solo una domanda rimane inevasa dopo tanta retorica tratta dal vangelo secondo l'antifascista:
Dove eravate?
La mia generazione di inizio anni '70 è stata tirata sù con pochi capisaldi, e uno di questi è stato incentrato sulla simbologia di valori che ruota attorno al 25 Aprile e all'esperienza della Resistenza che, contestualizzata come momento nella storia, in Italia era iniziata di fatto l'otto settembre 1943 e culmina appunto con la Liberazione. Quindi una giornata di festa Nazionale, i cortei, le manifestazioni con le bandiere, Bella Ciao, i libri di Fenoglio, i Partigiani e la poesia di Ungaretti dedicata a quanti di loro furono caduti.
Sicuramente una enfasi e una declamazione convincente e coinvolgente, seppur parziale e lacunosa in termini di ricostruzione storica, per un giovane studente di liceo classico durante gli anni '80 attraversati da chi scrive alla ricerca continua di punti di riferimento valoriali.
E tra questi valori, indubbiamente, c'è la Resistenza; il solo termine, agli occhi di un ragazzo, ha in sé qualcosa di romantico, è evocativo di scelta libera e radicale, di ribellione a qualcosa o qualcuno che cerca di sopraffare. Ma e' anche un termine, per forza di cose, fortemente correlato a una parte politica e utilizzato da essa, comprensibilmente, come una proprietà esclusiva.
Senza qui addentrarci nel significato e nella portata della Resistenza in termini di esperienza storica Italiana, proviamo invece a chiederci: cosa intendiamo precisamente per Resistenza oggi? E Resistenza verso cosa? E cosa è fascismo e cosa è antifascismo?
Se partiamo dalla definizione di fascismo che dà Pasolini nella sua intervista rilasciata a Massimo Fini per L'Europeo del 26 dicembre 1974, fascismo è quella "prepotenza del potere" che vuole privare con la forza l'uomo e il cittadino di suoi diritti naturali, inviolabili e fondamentali, e agisce con i mezzi subdoli del ricatto, della minaccia e infine della coercizione e della violenza.
L'antifascismo di conseguenza, per essere tale, deve essere una opposizione che resiste a tutto ciò, ma se agisce secondo la stessa logica e con gli stessi metodi e modi finisce per confondersi nel suo opposto.
E allora, dove eravate voi antifascisti custodi unici della democrazia e difensori dei diritti civili quando tra il 2020 e il 2022 in Italia ad opera dei governi allora in essere sono state interrotte le libertà fondamentali?
Dove eravate quando una mattina ci siam svegliati e abbiam trovato un signor Conte quisque de populo con delirio di onnipotenza che con atti amministrativi senza forza di legge presumeva di vietare gli spostamenti da un comune all'altro e financo da una casa all'altra, le passeggiate solitarie all'aria aperta, promulgava chiusure indiscriminate (tranne per i tabaccai) e distribuiva obblighi vari come le inutili maschere?
Mestamente ho visto attorno a me i cantori di Bella Ciao che ogni 25 Aprile festeggiano, dimenticarsi di tutto il loro spirito rivoluzionario e libertario obbedire prontissimi a qualsiasi illogica imposizione, asservendosi.
E dove eravate quando una mattina ci siam svegliati e abbiam trovato Mattarella dichiarare "non si invochi la libertà"...? O quando abbiam trovato Landini il sindacalista operaio a braccetto con Draghi per sostenere la privazione del lavoro per milioni di persone che invece avevano scelto di resistere al ricatto del patentino verde come condicio sine qua non per andare a guadagnarsi il pane?
E ancora dove eravate quando nell'ottobre 2021 il capo di gabinetto della Questura di Trieste Leonardo Boido, offendendo di fatto quella fascia tricolore al petto, prima minacciava e poi con ampi ed ambigui gesti dava ordine di caricare con idranti e manganelli i portuali che avvalendosi del diritto di sciopero e del diritto di assemblea, (articoli 40 e 17 Costituzione Italiana), stavano pacificamente manifestando contro i soprusi del governo Draghi?
Con sconcerto e pena ho visto attorno a me i supposti democratici applaudire, e i supposti cultori della Resistenza e dei suoi valori di giustizia sociale farsi caricatura di se stessi, confondersi e nascondersi quando dalla teoria erano stati loro malgrado chiamati all'attuazione pratica e alla coerenza.
Un nascondiglio assai precario in verità, spesso sintetizzato nella pantomima solidaristica del presunto "bene comune" come principio ispiratore, o nella professione di fede più in voga in quel momento: "io credo nella scienza", per attribuire una veste di oggettività alla narrativa voluta dalla classe dominante e di conseguenza per tacciare sul nascere il dissenso come qualcosa di eretico.
Un appiglio purtroppo per loro molto fragile, sintomo di un approccio dogmatico e ottuso che è l'antitesi stessa della scienza per sua natura sempre aperta alla discussione e al confronto. Non aver compreso questo ha significato essersi adagiati in una fede superstiziosa che è stata scelta di comodo.
E dove sono adesso gli accaniti difensori arcobalenici delle minoranze o della tutela dei più fragili di fronte a coloro che, o perché ingenui o perché costretti, da Camilla Canepa in poi, sono rimasti vittime o danneggiati dalla inoculazione forzata e si sono poi trovati a muoversi dentro un labirinto di Cnosso costruito artatamente per evitare che si giungesse a qualsiasi forma di imputabilità per i suoi scaltri architetti? Meccanismo questo studiato dal potere e a vantaggio del potere in modo che tutti, dallo Stato e dai capi del governo, ai ministri, alle case farmaceutiche e ai medici vaccinatori / collaboratori risultino in un modo o nell'altro esenti da responsabilità, la quale alla fine va a ricadere beffardamente su chi è stato spinto nel labirinto.
Davanti a questo, i farisei del "bene comune" e della solidarietà oggi non dicono nulla, preferendo l'oblio in attesa che il tempo faccia il suo corso anziché una schietta presa di coscienza e una rielaborazione che possa portare all'attribuzione di giuste responsabilità quantomeno sul piano storico.
E quindi è successo che quando una mattina si e' svegliata questa mia generazione allevata a pane e democrazia, e inaspettatamente, improvvisamente, per la prima volta si è trovata essa di fronte agli abusi macroscopici del potere, dinanzi alla violazione di "libertà fondamentali e di diritti garantiti dalla Costituzione" (cito Giuseppe Dossetti) e ha visto arrivare nelle proprie vite l'ingerenza aggressiva e intimidatoria dello Stato, non ha affatto opposto resistenza ma si è asservita nella peggior maniera, ovvero spacciando la propria scelta pavida e comoda per "senso civico e senso di responsabilità".
Eppure questa chiave interpretativa che vale senza dubbio per i più non mi pare sufficiente invece a spiegare queste reazioni incongruenti nel caso di amici di lungo corso che stimo per intelligenza e qualità morali.
Per chi ha scelto la linea dell'obbedienza in buona fede dev'esserci evidentemente un equivoco di fondo.
L'antifascista militante del 2025 in altre parole dirige la sua attenzione su ciò che Pasolini chiamava già nel 1974 "fascismo archeologico", quindi mira a un obiettivo di fatto inesistente in termini storici, anziché mirare al potere reale.
E' la fiera postura di una sentinella della democrazia che però va a fare la guardia rivolta a un passato ideologico che per forme e metodi è inattuale e inattuabile e non vuole o non sa voltarsi e porsi contro il reale fascismo odierno che, sotto mentite spoglie democratiche, progressiste e liberali, ha nomi e cognomi ben precisi, è il vero fascismo e agisce sostanzialmente indisturbato.
Ne risulta un antifascismo puramente sterile e di maniera che di fatto sostiene e garantisce il fascismo del potere reale e nei casi di più estrema rigidità, per un paradossale scambio di ruoli, "l'anti" finisce per mutarsi nel metodo e nel fine in colui che vorrebbe combattere, tanto da risultarne, negli effetti, indistinguibile.
Eppure per chi ha perso il proprio senso di orientamento sarebbe molto facile ritrovarlo, a condizione di spogliarsi dalle ideologie preconfezionate e volgere lo sguardo aperto nella direzione segnata sulla nostra Carta Costituzionale, meravigliosa figlia della Resistenza partorita nel dolore di quella guerra e inequivocabile nel tracciare la strada:
"TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITÀ SOCIALE E SONO EGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, SENZA DISTINZIONE DI SESSO, DI RAZZA, DI LINGUA, DI RELIGIONE, DI OPINIONI POLITICHE E DI CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI".
"E' COMPITO DELLA REPUBBLICA RIMUOVERE GLI OSTACOLI DI ORDINE ECONOMICO E SOCIALE CHE LIMITANDO DI FATTO LA LIBERTÀ E L'EGUAGLIANZA DEI CITTADINI IMPEDISCONO IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA E L'EFFETTIVA PARTECIPAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI ALL'ORGANIZZAZIONE POLITICA ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE", (Art.3 Costituzione Italiana).
Il 25 Aprile celebrato da queste sentinelle, nascoste o male orientate che siano, diventa solo stucchevole e insignificante retorica, un antifascismo comodo e incoerente di chi appena ieri ha approvato la sospensione dei diritti per i lavoratori e per i cittadini, ha invocato TSO per i renitenti alla "leva vaccinale" ed oggi, sventolando la bandiera della UE, scende in piazza con ardore bellico per il riarmo e per una guerra a oltranza combattuta da altri.
L'esempio del partigiano antifascista tanto mitizzato invece insegna tutt'altro. Insegna che ci sono valori non negoziabili, che ci sono ideali primari a difesa dei quali porre l'argine del non transeat. Davanti alla scelta tra il preservare la propria salute e difendere la Libertà il Partigiano ha scelto la seconda opzione perché la Libertà prima che essere un diritto è dovere.
Il Partigiano-simbolo descritto nei romanzi di Beppe Fenoglio va quindi portato oltre il contesto specifico di quel momento della storia Italiana. Egli si fa interprete di valori universali e spiega chiaramente proprio col suo sangue che la Resistenza è il sacrificio dell'opposizione al potere; è quella scelta libera dell'uomo che parteggia e prende parte decidendo di resistere alla sopraffazione da qualsiasi luogo provenga.
E allora l'atto del resistere diventa un valore assoluto dell'uomo svincolato da qualsiasi proprieta' ideologica e da qualsiasi appartenenza politica. E se è vero che il partigiano, in quella fase della storia che va sotto il nome di Resistenza Italiana, ci ha consegnato il dono della Libertà da custodire e tramandare, è anche vero che la Libertà viene prima anche della propria vita, proprio perché si puo', si deve tramandare. Chi ha scelto invece di sfuggire a sacrifici ben più lievi rispetto al sacrificio della vita del Partigiano, chi ha optato per facili scelte di obbedienza condiscendente anziché opporsi e adesso vuol fregiarsi dopo tutto ciò del titolo di sentinella della democrazia non è credibile.
La Resistenza di fatto e per logica non appartiene più a queste persone, qualunque sia stato il motore dietro la loro acquiescenza, semplicemente perché non la hanno dimostrata nella loro esperienza concreta.
La poesia di Ungaretti in memoria dei caduti della Resistenza in pochi versi condensa tutto questo e nello stesso tempo ammonisce chiunque voglia essere vera sentinella della Libertà.
"Qui
Vivono per sempre
Gli occhi che furono chiusi alla luce
Perché tutti
Li avessero aperti
Per sempre
Alla luce".
Piero Restivo
In foto Giuseppe Dossetti, Padre Costituente.
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