domenica 30 marzo 2025

Oksana, la bambola resiliente

Oksana, la bambola resiliente.

Per le bambine ucraine, affinché possano crescere già irreggimentate, è possibile acquistare la nuova versione della Barbie.

Colori delle mostrine gialloblu, la soldatessa ci indica in nuce gli stessi messaggi che gli asserviti cantori della tecnocrazia UE ci propinano ormai da anni...

I colori gialloblu intanto: essi indicano oggi come oggi non più i colori del Verona di Osvaldo Bagnoli che nel 1985 vinse lo scudetto, ma un'appartenenza ideologica ben definita ai non-valori europeisti.

Secondo tali contorsioni ideologiche la non democratica UE decide di schierarsi "fino alla vittoria" a sostegno del governo autoritario di Zelensky (che non è democratico neanche quello), per difendere quindi i valori di una soltanto immaginaria democrazia e di un soltanto immaginario sistema di valori occidentali.

I colori gialloblu indicano in sintesi l'appartenenza a questo ottuso  schieramento ideologico.

È facile trovarli non a caso  in molti profili social, gli stessi profili delle persone che nel 2020 scrissero #iorestoacasa, nel 2021 #iomivaccinoconunfiore e cosi via, a sottolineare la loro adesione automatica alla narrativa perbenista di turno.

Tra i non valori della UE, uno particolarmente di moda è la resilienza per esempio.

Dopo il "borsello resiliente" della commissaria UE Hadja Lahbib alla gestione delle crisi, ecco che anche la povera bambola dimostra questa caratteristica: ha una gamba bionica con  protesi al titanio bene in evidenza e da ciò si evince la sua resilienza, ovvero la capacità di sopportare i traumi mantenendo un atteggiamento propositivo. Infatti, nonostante la gamba amputata e la stampella, essa indossa imperterrita la sua uniforme militare e continua quindi la sua funzione di soldatessa eroica, testimone silenziosa di un messaggio di obbedienza che mi ha ricordato il Gesù Bambino con la mascherina in un presepio di qualche anno fa… (si parva licet componere magnis).

La divisa militare è un altro manifesto non-valore che esprime questa Barbie.

Meglio infatti iniziare a comunicare sin dall'infanzia alle nuove generazioni femminili che la società si  avvia verso una militarizzazione, e che il nuovo modello di riferimento è per loro la donna soldato.

Ancora una volta vorrei far notare che sono proprio i bambini ad essere presi di mira: in fondo negli scorsi anni non li abbiamo visti forse già assoggettati e irreggimentati? Non li abbiamo visti forse costretti a stare 5 o 6  ore a scuola mascherati e distanziati contro tutti i principi basilari della fisiologia e della pedagogia?  Tutto questo dietro il falso paravento perbenista del "senso civico", o del "rispetto delle regole"  ovviamente. 

E i ragazzi adolescenti non sono stati forse ricattati ad accettare il tesserino verde pena l'esclusione dalla vita sociale?

Tutto ciò ha avuto una valenza simbolica e una tipica impronta militare e militaresca, una forzatura all'acquiescenza che solo chi ha svolto il servizio militare come il sottoscritto (circa 28 anni fa)  ha potuto constatare o quantomeno subodorare come tipica di quell'ambiente.

Ed ecco che la bambola per le bambine propone quindi un nuovo programma di formattazione femminile: la donna deve essere militare o quantomeno militarizzata, inquadrata nell'appartenenza gialloblu, possibilmente combattente e disposta a fare del suo corpo carne da macello, in una parola resiliente a oltranza.

Mi sembra che, a ben guardare,  tali caratteristiche e tali messaggi li ritroviamo in fondo anche nelle figure femminili in questo momento ai vertici della UE o nel parlamento di Bruxelles: Von der Leyen, Kallas, Metsola, Picierno e via discorrendo.

A bambini e ragazzi bisognerebbe forse spiegare più che il valore della resilienza, il valore della Resistenza; la resistenza alla manipolazione e all'indottrinamento innanzi tutto, e a saper riconoscere la propaganda che si nasconde subdola dietro messaggi subliminali di questo tipo.

E alle bambine in particolare bisognerebbe mostrare il valore della femminilità, della grazia, della gentilezza, dell'allegria, il valore della cura e del rispetto della vita e il valore dell' Amore.

Tutte cose che nulla hanno a che fare con la Barbie Oksana.


Piero Restivo


Massimo Cacciari: “Hanno deciso che siamo in guerra“



Come può esserci un parallelismo tra una crisi sanitaria e un conflitto bellico?

Sono in relazione questi due eventi apparentemente diversi e scollegati?

Unendo i puntini si riesce a vedere invece chiaramente un unico schema d'insieme, e con l'aiuto di acuti osservatori come Giulietto Chiesa, Giorgio Agamben, Ilaria Bifarini o come il filosofo critico Fabio Vighi, il costituzionalista Ugo Mattei, o lo stesso Cacciari la riflessione si avvantaggia di nuovi spunti e il ragionamento arriva a manifestarsi con chiarezza trovando corrispondenza con i fatti.

Questi, e altri intellettuali già prima del  2020 ci avevano avvisato di come si stesse delineando una nuova fase storica, postdemocratica, che possiamo riassumere nell'espressione "totalitarismo delle emergenze", o con la parola "fobocrazia", il governare basato sulla paura.

Abbiamo quindi di fronte ciò che Pasolini aveva profeticamente previsto oltre mezzo secolo fa, cioè "un potere tecnocratico/tecnofinanziario" gestito da elite finanziarie e neoliberiste transnazionali e sostanzialmente apolidi, le quali intendono esercitare tale potere in maniera autoreferenziale.

Infatti se osserviamo entrambi i due eventi spartiacque degli ultimi anni. pandemia e guerra, vediamo che sono stati affrontati dall'informazione generalista con tematiche militaresche, con toni apodittici e faziosi, con letture e inerpretazioni unidirezionali; chi dissente è un pericolo pubblico, un traditore, un reprobo, un disinformatore, un disertore, un complottista ecc.

L'emergenza quindi serve, secondo la narrativa dominante che opera con incessante insistenza, a compattare la popolazione, ad ammaestrarla, a convincerla ad affrontare sacrifici o a rinunziare a quote di libertà costituzionalmente garantite, a obbedire in sintesi secondo la logica degli estremi rimedi al male estremo, ubi maior minor cessat.

La forma giuridica dello stato di emergenza, o più semplicemente il solo convincimento dell'esistenza di una emergenza, offre infatti a chi governa una possibilità che altrimenti non avrebbe, cioè il potere di prendere misure eccezionali tramite l'acquisizione di poteri straordinari e tutto ciò con l'ampia giustificazione della maggioranza. Inutile qui ricordare l'operato non conforme alla Costituzione del governo Conte o del governo Draghi.

Oggi, marzo 2025, questo metodo e questi toni sembrano essere ripresi in grande stile dai vertici UE di Bruxelles e dai vari corifei al seguito. Evidentemente ci stanno preparando a qualcosa.

E' sicuramente vero, come spiega Fabio Vighi, che dietro il sipario di apparenti scelte folli e autodistruttive da parte dei governi ci sono dei meccanismi economici, bolle speculative, economia del mondo occidentale in perenne rischio default, spostamenti di enormi capitali ecc. Il filosofo mette per esempio  sullo stesso piano il lockdown e le sanzioni alla Russia, con conseguente perdita di fonti energetiche primarie, come un metodo per bloccare e demolire l'economia reale; sono misure finanziarie quindi.

Ma oltre a ciò e di pari passo  ci sono anche degli obiettivi puramente sociali. Il green pass era una misura di controllo sociale, non uno strumento sanitario.

In futuro potrebbero esserci razionamenti, o limitazioni sul consumo elettrico o idrico, passaporto a punti, limitazioni di libertà per chi non è allineato  o chissà cos'altro.

"Hanno deciso che siamo in guerra" dice Cacciari in questo breve estratto in allegato. 

Le emergenze sono necessarie per governare quindi, per irreggimentare la popolazione, infine per assoggettarla sotto un più stretto controllo più raffinato e più subdolo rispetto alle dittature novecentesche che abbiamo studiato (poco e male) a scuola.

Stavolta il controllo sembra indirizzarsi direttamente sulle menti, sulla condizione e sul ruolo sociale dell'individuo, sulla manipolazione delle masse con toni paternalistici; Mattarella ne è un triste esempio.

Ne segue l'estromissione dalla società (si ricorderanno le parole di Draghi sui non vaccinati), la privazione del lavoro ecc, secondo un paradigma che abbiamo già visto. O ancora il blocco dei conti bancari ad opera del governo canadese di Troudeau sui camionisti che manifestarono bloccando le autostrade nel 2021 e così via.

Concludo questa mia riflessione scrivendo che le parole di Cacciari e degli altri intellettuali che ho sopra citato, in me sono risuonate come un invito al ragionamento, a saper connettere gli eventi che spiegano la complessita' del reale.

La risultante di questa operazione a volte faticosa è che la risposta non sarà l'ammaestramento servile come l'oligarchia neoliberista ha stabilito bensì il risveglio come nella caverna di Platone, per chi lo vorrà.

Se è vero come è vero che il primo pensiero dell'uomo che si risveglia nella caverna è quello di provare a risvegliare i suoi amici significa che l'esigenza primaria dell'uomo che si sente libero è di condividere la libertà coi suoi simili. 

Chi ha passato il guado di una più approfondita analisi degli eventi nascosti che formano la complessità del reale sente urgente l'esigenza di condivisione, perché il risveglio di sè si vuole diventi anche risveglio della propria comunità.

Alekos Panagulis, eroe della Resistenza Greca protagonista del libro "Un uomo" di Oriana Fallaci, (che sto rileggendo in questi giorni) possa sempre essere esempio della dignità e del coraggio di chiunque voglia essere libero e vero. 

Piero Restivo





Milano: il 29 Aprile 1945 e la macelleria messicana tra simbolismo e presagio.

  Milano, Piazzale Loreto: La notte tra il 28 e il  29 Aprile 1945 in questo slargo al centro di Milano i cadaveri di Benito Mussolini, Clar...