Il 3 settembre 1943 in una piccola frazione a sud di Siracusa, il Generale Giuseppe Castellano firmava davanti al Generale Dwight Eisenhover e per conto del Regno d'Italia la resa incondizionata che poneva fine alla seconda guerra mondiale tra l'Italia e le potenze alleate. È ciò che è passato alla storia come l'Armistizio di Cassibile.
Nel marzo 2026, Niscemi, piccolo comune a 130 km a ovest di Cassibile in provincia di Caltanissetta, diventa a tutti gli effetti e per la prima volta nella coscienza collettiva dell'opinione pubblica Italiana, un obiettivo militare.
Nel mezzo ottantre anni di storia, ma i due eventi su menzionati sono in stretta connessione, il secondo potremmo dire una inevitabile e diretta conseguenza del primo, poiché il piccolo comune siciliano è una delle circa 120 località in Italia ad avere nel proprio territorio una base militare Americana, forse fra tutte la più strategicamente importante.
Nel contesto di quella che appare sempre più come una terza guerra mondiale, seppur non dichiarata secondo i canoni novecenteschi, si è aperto infatti un nuovo fronte in Iran con l'inizio di pesanti operazioni militari sul territorio di quello che fu l'impero Persiano da parte di Israele e Stati Uniti tramite una operazione di aggressione congiunta delle due forze armate.
La legittima reazione dell'esercito della Repubblica Islamica si è manifestata con attacchi missilistici e con bombardamenti tramite droni sui paesi confinanti del Golfo Persico, i quali sebbene formalmente non coinvolti nelle operazioni militari, ospitano loro malgrado sul proprio territorio installazioni e basi militari Americane. È così che stati come il Barhein, il Kuwait, l'Oman, il Qatar, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sono inaspettatamente diventati tutti obiettivi sensibili e hanno subìto negli scorsi giorni ingenti danni alle loro infrastrutture con inestimabili perdite economiche, perdendo di fatto la loro reputazione di "porto franco". Laddove quindi lo sfarzo, gli affari milionari legati al petrolio o al gas naturale, e la bella vita in vere e proprie città-stato ingegnerizzate ma senz'anima, come Dubai, Doha, Riyadh e Abu Dhabi fino a ieri rappresentavano il principale motore economico e il polo d'attrazione per lavoratori in fuga dall'Europa, turisti del lusso, espatriati e faccendieri, uomini d'affari e società miliardarie oggi si preparano le valigie.
È la fine di un paradigma, è il fallimento di un modello di ingegneria sociale, è la dimostrazione che non può esistere un'isola felice medio-orientale che possa essere avulsa dal contesto critico e instabile che la circonda, è il mondo che cambia sotto i nostri occhi, con relazioni ed equilibri geopolitici tutti da riscrivere per quanto riguarda le monarchie Arabe del Golfo Persico e le loro cattedrali nel deserto.
Contestualmente, una recente riflessione di Lucio Caracciolo, il nostro più autorevole e lucido esperto di geopolitica, (che qui di seguito riportiamo), con poche semplici parole segna la fine di una fase storica lunga più di otto decenni e allo stesso tempo sancisce la fine di un mito: quello degli Americani buoni che ci hanno liberato dal nazifascismo e ci proteggono.
Una favola. Eppure inspiegabilmente diffusa con l'irrazionalità tipica di un approccio fideistico applicato alla storia, che invece si basa sull'analisi dei fatti. E quanto è stato comodo nascondersi dietro questa pia illusione per la maggior parte dei nostri governi Repubblicani. Oggi, anche per i più ingenui, davanti ai bombardamenti delle basi americane cadono finalmente le maschere e si scopre che avere installazioni militari straniere nel proprio territorio non significa avere protezione ma essere bersaglio. Certo un cambio di prospettiva e un traumatico risveglio per i fedeli all'americanismo, quando per costoro c'è voluto quasi un secolo per inquadrare l'Italia come una colonia occupata e provincia dell'Impero dal giorno stesso della firma dell'armistizio di Cassibile, non per niente ancora oggi secretato. La presa di coscienza della realtà, come sempre accade, è dolorosa e amara: i bombardamenti, oggi Iraniani e domani chissà di chi, possono benissimo arrivare anche sul suolo Italiano.
Mappa delle circa 120 basi militari NATO/Americane in Italia
Non era stato sufficiente per uscire dal lungo sonno il crollo del muro di Berlino nel 1989, con la conseguente dissoluzione dell' Unione Sovietica e del Patto di Varsavia ; e nonostante questo ancora constatare l'esistere e il persistere della NATO, pur venendo meno a quel punto il suo scopo stesso di "alleanza difensiva" contro il comunismo.
E nemmeno era stato sufficiente, per la nostra dormiente opinione pubblica, l'illegittimo bombardamento di Belgrado del 1999 sempre da parte della NATO (con utilizzo delle basi italiane), senza alcun mandato ONU, e con una servile e vergognosa partecipazione anche dell' Aeronautica Militare Italiana sotto il governo di D'Alema/ Mattarella senza autorizzazione del parlamento italiano. Evento spartiacque, quest'ultimo, che ha rappresentato un punto di non ritorno nell'era post seconda guerra mondiale a riguardo del mancato rispetto del tanto declamato diritto internazionale, e che vede nell'aggressione all'Iran solo l'ultimo anello di una nefasta catena proprio iniziata nella ex Jugoslavia a fine anni '90 e poi proseguita con Iraq, Somalia, Afghanistan, Siria, Libia, Venezuela.
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Che cosa è il MUOS.
Acronimo di Mobile User Objective System, il MUOS è un sistema integrato di telecomunicazioni satellitari in uso alla Marina Militare Statunitense che si compone di quattro terminali terrestri sparsi in punti strategici in giro per il mondo,e di quattro satelliti attivi più uno di riserva. I quattro terminali si trovano uno a Norfolk in Virginia, un altro è posizionato alle isole Hawaii, un terzo sulla costa sud-occidentale Australiana a circa 30 km ad est di Geraldton ed il quarto abbiamo appunto il privilegio di averlo in Italia, a Niscemi.
Il terminale Niscemese a sua volta comprende tre antenne paraboliche dal diametro di 18,4 mt, due trasmettitori elicoidali di 149 mt di altezza e ben 41 antenne a onde lunghe e corte; esso si trova all'interno di una base militare Americana indicata come NRTF, Naval Radio Transmitter Facility presente sul territorio già a partire da inizio anni '90.
Secondo i piani operativi del Pentagono le onde elettromagnetiche emesse dalla stazione militare di Niscemi processano le comunicazioni radio tra circa 18000 terminali militari terrestri compresi i gruppi operativi in combattimento, e poi tra aerei, sottomarini, centri di comando e controllo sul terreno, centri logistici, difese antiaeree missilistiche e satelliti, cooperando continuamente in un continuo scambio dati con gli altri tre terminali terrestri MUOS a formare quel complesso sistema di processamento, comunicazione e gestione integrata della rete operativa globale di telecomunicazioni tra forze terrestri, aeree, marine e sottomarine delle forze armate USA nel loro insieme. Una infrastruttura militare nevralgica quindi che, sebbene formalmente su territorio Italiano, è ad esclusivo utilizzo dei militari Statunitensi, come da accordo tecnico siglato a Roma il 06/04/2006 tra il Ministero della Difesa e la US Navy; erano gli ultimi giorni del III governo Berlusconi. Per inciso ricordo che i cosiddetti accordi semplificati che passano appunto come accordi di natura tecnico-amministrativa sfuggono, come accadde anche in questo caso, al dibattito e al controllo del parlamento.
L'infrastruttura militare a disposizione di Washington sorge in un'area di macchia Mediterranea, un terreno agricolo e boschivo esteso per 1.600.000 mq in contrada Ulmo, comune di Niscemi, provincia di Caltanissetta. Ma il posizionamento del MUOS a Niscemi è stato un ripiego preso in itinere, quando cioè ad un certa fase dello sviluppo si è accertato, da parte di studi effettuati dalla stessa Marina Militare USA, che le emissioni elettromagnetiche avrebbero causato interferenze sulle strumentazioni di bordo e quindi sui sistemi d'armi elettronici ad alto potenziale esplosivo degli aerei militari di stanza a Sigonella, dove era inizialmente prevista l'istallazione.
Tali risultanze hanno giustamente messo in allarme le autorità locali del comune Nisseno, le quali a loro volta hanno commissionato un'analisi dei rischi relativi alla presenza del MUOS sul loro territorio, già fragile ed esposto a frane e smottamenti, al Politecnico di Torino. Il rapporto presentato il 04/11/2011 a firma dei Professori M.Zucchetti e M.Coraddu ha evidenziato senza ombra di dubbio l'insostenibilità ambientale dell'impianto americano e le "gravi carenze" degli studi sbrigativi effettuati dalla marina USA. I ricercatori dell'Ateneo Torinese solo su di un dato hanno concordato con gli studi di fattibilità americani, ovvero sugli effetti delle onde elettromagnetiche nei confronti del traffico aereo, non militare in questo caso, ma civile. Nel raggio di appena 70 km dalla stazione di Niscemi si trovano infatti due scali civili: Comiso a 19 km e Catania Fontanarossa a 67 km. Lo scalo militare di Sigonella si trova comunque anch'esso a soli 52 km.
Queste gravi incongruenze hanno creato un'ondata di indignazione e di proteste tra le popolazioni locali interessate ed è nato il cosiddetto Movimento No Muos il quale si è sempre distinto (al contrario dei No-TAV) per il carattere pacifico e per questo largamente condiviso delle proprie iniziative di dissenso e opposizione.
Le opere di sbancamento per la messa a dimora delle tre mega-antenne avrebbero interessato un'area protetta di 2509 mq ricadenti nella Riserva Naturale di Sughereta contraddistinta dalla presenza di querceti tipici della zona Mediterranea; dopo il nulla osta del governo dell'epoca (al giugno 2006 era a questo punto in carica il governo Prodi), e del Ministero della difesa, mancava il via libera della Regione Sicilia, che durante la presidenza di Rosario Crocetta era riuscita temporaneamente a bloccare i lavori; qui un articolo di parecchi anni fa che riporta la notizia.
I lavori di realizzazione dell'infrastruttura militare di Niscemi, così come voluto a Washington, si sono infine immancabilmente eseguiti tra il 2011 e il 2014; forse troppi gli interessi per un'opera dall'alto valore strategico che, secondo le stime del congresso americano, ha sfiorato i sette miliardi di dollari. E sicuramente fuori portata la sola opposizione degli enti locali comunali e regionali siciliani in confronto a quelle mega-aziende interessate alla costruzione del MUOS come Lockheed Martin, Boeing Defense, o General Dynamics facenti parte del cosiddetto comparto militare-industriale statunitense il quale è capace di dettare l'agenda geopolitica della casa bianca, così come proprio quel Generale Eisenhover che aveva controfirmato l'Armistizio di Cassibile e ormai divenuto Presidente, ebbe a denunciare nel suo celebre discorso di commiato nel 1961.







