“Contro L'Europa", "Difendere L'Italia", "La Dittatura Europea" e “Dopo L'Occidente". Sono questi i quattro lavori fondamentali della filosofa e antropologa Ida Magli che andrebbero riletti e studiati poiche' in essi è anticipato e delineato con esattezza ciò che 35 anni fa era futuro ed oggi è il nostro presente.
Studiosa tanto profetica da risultare scomoda, e oggi volutamente dimenticata, Ida Magli già a metà anni novanta aveva infatti previsto tutto ciò che attualmente stiamo osservando sulle derive autocratiche e totalitarie dettate dalla oligarchia tecnocratica che si è impadronita del potere a Bruxelles; col vantaggio del nostro senno di poi, solo adesso possiamo constatare come quel Suo celebre e sicuro rifiuto della cittadinanza europea fosse la giusta postura da assumere in un contesto di fine novecento dove invece tutto ciò che proveniva dall'Europa o si rifaceva all'europeismo veniva assunto come dogma di fede sine quaestio.
Rileggere i suoi libri oggi porta a fare riflessioni parallele sulla lungimiranza di questa antropologa attenta osservatrice dei fenomeni politico-sociali e, per contro, sulla ingenuità di chi si è trovato ad essere giovane in quegli stessi anni e ha creduto al sogno europeo.
E ciò che attualmente stiamo osservando, (a patto di avere sviluppato una capacita' di corretta lettura della realtà e quella coscienza critica che proprio dal cocente disinganno trae origine), è che è in corso, da parte dell'oligarchia europeista, un'accelerazione dei processi di spoliazione democratica ed economica a danno dei popoli europei.
Questa fase parossistica del capitalismo neoliberale in Europa trova gli ultimi esempi più eclatanti in Romania con l'estromissione dalle elezioni di Georgescu e in Francia con la Le Pen che viene condannata con un escamotage per far si che non possa partecipare alle presidenziali 2027.
Entrambi questi candidati non a caso hanno in comune un atteggiamento critico nei confronti della UE, dell'euro e della NATO, e una loro elezione nei rispettivi paesi è quindi da scongiurare per Bruxelles. Questo a maggior ragione nel momento storico attuale in cui dall'altra parte dell'oceano Atlantico il nuovo Presidente Americano potrebbe volentieri fare da sponda per contribuire a destabilizzare ciò che Ida Magli senza mezzi termini chiamava "la dittatura Europea".
L'elezione di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025 ha indubbiamente sparigliato le carte, e la faglia interna agli Stati Uniti, come nel principio dei vasi comunicanti, si ripercuote e si ripresenta anche in Europa. E' in atto uno scontro di poteri, di visioni e di ideologie contrapposte.
Scontro infatti che vede da un lato ciò che Pasolini chiamava "le oligarchie transnazionali tecnofinanziarie", ovvero il capitalismo finanziario/speculativo, bicefalo, che fa capo all'ala progressista democratica americana e alla city di Londra, e si riconosce nel potere del dollaro.
Questa elite, (cui appartengono Draghi, Macron, Starmer) è strettamente connessa non a caso col mondo delle banche e della finanza internazionale, ed è ben radicata da decenni a Bruxelles.
Dall'altro lato c'è il potere che Trump rappresenta e difende, ovvero il capitalismo industriale/produttivo.
Le loro visioni sono inevitabilmente opposte: globalisti e apolidi i primi, sovranisti e multipolari i secondi.
Questo in sintesi il motivo per cui i vertici europei si sono opposti per la prima volta in 80 anni all'agenda dettata dalla Casa Bianca a riguardo della guerra in Ucraina; guerra che almeno a parole intendono continuare sine die "fino alla vittoria" anche senza l'appoggio statunitense.
I popoli sono ancora una volta e inevitabilmente in mezzo a questi sporchi giochi, ora impoveriti, ora sfruttati, ora ingannati, ora vessati, ora mandati al macello da governi spesso autoreferenziali, antidemocratici e sempre più autoritari, che in modo ormai sfacciato utilizzano inganni, manipolazione del linguaggio e propaganda per giustificare un operato sempre più lontano dallo stato di diritto e che nulla ha a che vedere con le conquiste democratiche e sociali che proprio in Europa, a prezzo di guerre e disastri in sequenza, hanno avuto luogo.
Basti pensare come e da dove nasce la Costituzione Italiana e quanto brutalmente sia stata calpestata in anni recenti dai governi Conte II e Draghi senza che gli organi preposti alla sua tutela siano intervenuti.
Eppure, a ben vedere, c'è del buono in tutto questo. Partendo dall'espressione latina riferita alla fisica aristotelica "MOTUS IN FINE VELOCIOR", possiamo solo constatare che questa fretta delle classi dirigenti di Bruxelles, questi spasmodici tentativi di acquisire più potere e questa accelerazione dei processi antidemocratici ci indicano, come in un tremore che precede il cedimento, la fine ormai prossima della UE, la quale come una torre di Babele in cui si parlano 24 lingue diverse sta collassando su se stessa. Implosione che avviene non per pressioni esterne ma per erosione interna dovuta non solo a corruzione e inadeguatezza dei suoi vertici istituzionali, ma anche e soprattutto a causa delle fragilissime fondamenta su cui il progetto dell'Unione di popoli con culture e identità troppo differenti si è basato.
Proprio Ida Magli individuava già negli accordi e trattati di Maastricht del 1992 gli errori di progetto e le prime crepe della "costruzione europeista".
Oggi vediamo come l’improbabile tentativo di annullare e sopprimere tutte le identità, tutte le diversità e tutte le radici culturali dei popoli europei, compresa la comune identità Cristiana per cui Giovanni Paolo II si era inutilmente battuto, è fallito.
Il programma neoliberista di un'Europa senza radici nell'Europa è miseramente concluso, accartocciato su stesso.
Il progetto mercatista e senz'anima, (di cui l'UE rappresenta l'esperimento più avanzato), dove il solo mercato e la sola moneta sarebbero dovuti bastare per tenere insieme i popoli europei di fatto non è riuscito.
L'inganno in cui siamo caduti noi che eravamo giovani negli anni '80 e '90, il nobile sogno idealizzato dei popoli in pace tra loro, senza confini e senza mai più guerre, è stato svelato; la guerra infatti è ancora tornata nel cuore dell'Europa nel 1999 nella ex Jugoslavia e nel 2022 in Ucraina. E ancora, incredibilmente, si paventano nuove guerre, nuovi conflitti.
La chiamata alle armi contro nemici immaginari, il goffo tentativo di voler creare un esercito europeo senza una guida politica comune e condivisa è l'extrema ratio di una classe politica abusiva, rappresentante di nessuno e ormai disperata come si evince nell'osservare gli stessi volti corrotti di Macron, Starmer, Von der Leyen, Mertz, Draghi, Kallas, Rutte, Stoltenberg… patetici burattini che stanno avvitandosi nei loro stessi fili; e noi in fondo possiamo assistere agli ultimi colpi di coda di un qualcosa che evidentemente sta morendo.
"IL VECCHIO MONDO STA MORENDO. QUELLO NUOVO TARDA A COMPARIRE. E IN QUESTO CHIAROSCURO NASCONO I MOSTRI". (Antonio Gramsci)
Ebbene siamo dunque in un tornante della Storia, in un momento rivoluzionario e nuovi scenari stanno per aprirsi. Il re è ormai nudo e l'era dei simulacri antistorici come la bandiera blu con le stelle gialle sta per finire.
Piero Restivo
In allegato due link :
-Un articolo di Alessandro Gnocchi pubblicato da " IL GIORNALE " del 04/01/25 su Ida Magli, da cui ho tratto spunto per questa mia riflessione.
https://www.ilgiornale.it/news/ida-magli-lantropologa-inascoltata-2418820.html
-Uno stralcio di una conferenza di Ida Magli in occasione della presentazione del suo saggio "Contro l'Europa", risalente all'anno 1997, in cui dalla sua stessa voce si può apprezzare l'esattezza delle sue previsioni.

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